Caro Matteo Pelli, ti scrivo

Lettera aperta a Matteo Pelli, con l’auspicio di una scelta di campo chiara senza Se e senza Ma su No Billag

Di

Caro Matteo,

mi sono sentito di scriverti perché ho stima di te, del tuo percorso e del tuo lavoro. Sei uno che piace a tutti, un “piacione” come direbbero in Italia. Un ragazzo vivace, intelligente e abile nel gestire se stesso e la propria carriera.

Abbiamo anche insieme la passione per Andrea Pazienza e questo ha fatto in modo che ogni tanto potessimo scambiarci qualche opinione sul nostro autore di fumetti preferito.

Ti ho anche ritenuto sempre una persona dotata di empatia e umanità ed è per questo che la tua ultima dichiarazione mi ha lasciato un po’ deluso e perplesso. Dici di essere contrario a No Billag, e va benissimo, visto che anche Teleticino per metà del suo budget vive grazie al canone radiotelevisivo, ma poi te ne esci con:

Se dovesse passare l’iniziativa per noi non sarà una passeggiata, ma resisteremo (…) Inoltre la differenza fra noi e la RSI è che l’iniziativa prevede la fine di qualunque finanziamento pubblico per le emittenti e dunque la SRG dovrebbe cessare di esistere; mentre le private potrebbero resistere, pur rinunciando alla quota del canone. Intendiamoci: senza finanziamenti è dura per tutti, ma chi lavora nel privato in parte è già abituato alla difficoltà della ricerca, ha numeri più esigui e una struttura più predisposta a cambiamenti”.

Verissimo, voi non siete la RSI, che andrà a gambe all’aria visto che non riceverebbe più il 75% del suo budget dal canone. Ma pensa a cosa intendi quando dici “non sarà una passeggiata ma resisteremo.”

No, Matteo, dovresti essere onesto, tu resisterai, perché sei il direttore. Quella passeggiata sarà la ritirata di Russia per i tuoi dipendenti, perché se tanto mi dà tanto dovrete dimezzare il personale e sai benissimo che non troverete abbastanza pubblicità, in un mercato in flessione, da recuperare quei soldi, soprattutto con un’offerta ridotta. Perché dimezzare il personale vuol dire anche fare meno televisione e farla meno bene.

Io penso che i tuoi dipendenti, caro Matteo, vivranno con paura i mesi che verranno, perché rischiano anche loro, come gli impiegati della RSI, di perdere il posto. Ti fa onore l’aver ribadito fortemente il tuo No all’iniziativa, ma non puoi, d’altra parte, essere così ingenuo da non renderti conto che il gruppo mediatico a cui appartieni ha occhieggiato spesso e volentieri dall’altra parte.

Marcello Foa, vostro amministratore delegato, pensava probabilmente che sarebbe stato più facile tenere il piede in due scarpe: pubblicando sul Corriere del Ticino le sparate a zero sulla RSI di Tito Tettamanti, di Quadri e dell’editorialista Gianni Righinetti e dall’altra nell’annunciare il vostro tiepido NO all’iniziativa.

Bene hai fatto perciò, al saldo delle polemiche, a ribadire il tuo NO, forte e deciso. Perché oggi, Matteo, non è più il momento degli ibridi, dei colpi al cerchio o alla botte. È il momento di scegliere, perché sei un direttore (in cui io peraltro credo) e non più il ragazzo prodigio che scherzava con noi dal teleschermo.

Ciao Matteo, speriamo che l’iniziativa No Billag sia bocciata in tutta la Svizzera e che il Ticino, tuo e nostro, non soffra una macelleria sociale e culturale indegna di un Paese civile.

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