Casapound, un fiume di fascisti

La strage di Acca Larentia fu uno dei momenti più cupi degli anni di piombo e della storia italiana. Ma il corteo fascista per le vie di Roma nel giorno della commemorazione è un campanello d’allarme inquietante

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7 gennaio 2018: prima domenica del nuovo anno. Cielo grigio e atmosfera appesantita dai recenti, interminabili festeggiamenti natalizi. 7 gennaio 2018: il giorno in cui, a Roma, si è fatto un salto in un passato che si credeva ormai superato, ma che, invece, come una malattia mai curata, è tornato più vivo che mai.

Tutto ciò è  avvenuto nel quarantesimo anniversario della strage di Acca Larentia, in occasione del quale il movimento di estrema destra CasaPound ha organizzato un corteo che ha visto seimila neofascisti (ma c’è chi parla addirittura di ottomila) sfilare per le strade del quartiere Tuscolano a Roma.

Si tratta del ricordo di una delle più vergognose stragi avvenute durante gli anni di piombo in Italia. Il 7 gennaio 1978 due attivisti del Fronte della Gioventù, sezione giovanile del Movimento Sociale Italiano (MSI), Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta caddero assassinati per mano ignota in un agguato teso loro davanti la sede del MSI in via Acca Larentia a Roma. Poche ore dopo, a seguito dei tafferugli che seguirono l’attentato, un terzo militante, Stefano Recchioni, moriva colpito dai carabinieri. I tre erano studenti universitari con la passione per la musica alternativa; avevano tra i 18 e i 20 anni e una vita davanti.

L’agguato fu rivendicato inizialmente dal gruppo di area di sinistra Nuclei Armati per il Contropotere Territoriale. In seguito, furono arrestati degli esponenti di Lotta Continua e l’arma del delitto fu ritrovata in un covo delle Brigate Rosse. Gli esecutori sono tuttora ignoti e nessuno è mai stato imputato né processato per la strage.

Acca Larentia ha tuttavia segnato un momento di svolta negli anni di iombo. Innanzitutto, fu un punto di rottura tra i militanti e la base del MSI. Molti di essi, infatti, non accettarono la reazione tiepida della base alla morte di Stefano Recchioni, avvenuta per mano di un poliziotto. Per la prima volta, i militanti missini si ribellarono alle forze dell’ordine.

Inoltre, la strage diede l’occasione a molti di loro di compattarsi e partecipare alla lotta armata con il conseguente acuirsi delle tensioni tra le due opposte fazioni estremiste e il raggiungimento del culmine del terrore degli anni di piombo.

L’anniversario della strage di Acca Larentia ha costituito negli anni un momento di aggregazione per nostalgici e neofascisti. Tuttavia quest’anno ci si è spinti oltre. Il corteo organizzato da CasaPound  ha stupito per l’ordine e la compostezza dei militanti. Fa impressione vedere le immagini di questo fiume di giovani camminare in un silenzio irreale e in file perfettamente ordinate per le strade del popolare quartiere Tuscolano, di solito così allegro e chiassoso. Siamo distanti anni luce dalle manifestazioni di altre forze politiche che di solito si organizzano a Roma o nelle altre grandi città italiane: nessuno slogan urlato con il megafono, nessun manifesto, niente musica, niente allegria. Neppure rabbia o proteste. Solo serietà, volti neri come le camicie indossate dai fascisti “originali” , corone di fiori e un enorme vessillo la scritta “Onore ai camerati caduti”.

È una parata che ricorda terribilmente quelle del Ventennio fascista, che credevamo di poter vedere soltanto nei filmati dell’Istituto Luce. Un macabro corteo che riecheggia fantasmi di un passato troppo recente per essere dimenticato, ma troppo vergognoso per essere rivissuto.

Una marcia terminata in modo ancora più inquietante: un urlo “camerati presenti” e un saluto romano di massa, perfettamente sincronizzato, davanti alla lapide commemorativa delle tre vittime.

La commemorazione di CasaPound è l’ennesimo campanello d’allarme o addirittura dimostrazione che i movimenti estremisti sono più che presenti in Italia e in Europa. Spesso si mischiano al populismo, sfruttano la disperazione dei ceti più poveri, ma sono più vivi che mai. E sono una minaccia grave per la stabilità dei nostri Paesi, che tutti noi abbiamo il dovere di combattere, tenendo sempre a mente che il fascismo non è un’opinione, ma un crimine. Dobbiamo farlo per il nostro futuro, per le vittime stesse di Acca Larentia e di ogni violenza politica, di qualsiasi colore.

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