Cina über alles

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Per essere onesti non è che si tratti proprio di una novità. Che prima o poi sarebbe successo già lo sapevamo. Eppure la notizia è di quelle che fanno tremare le vene ai polsi all’Occidente. O quasi. Secondo uno studio del Center for Economics and Business Research di Londra, fra 15 anni, la Cina sarà la prima economia del mondo, alla faccia di Trump e di quel suo “facciamo di nuovo grande l’America”.

Nel 2032 la Cina farà lo sgambetto agli Stati Uniti. È quanto stima l’istituto inglese di ricerche economiche e di mercato. Se si manterranno gli attuali andamenti economici anche nel lungo periodo, all’inizio degli anni Trenta, ai primi quattro posti ci saranno tre nazioni asiatiche con l’India sul terzo gradino del podio, dietro agli Americani, grazie al sorpasso sul Giappone. L’India che, con i suoi 1,3 miliardi di abitanti, il prossimo anno scavalcherà in classifica Francia e Inghilterra posizionandosi in quinta posizione e nella seconda metà degli anni Venti si papperà in un sol boccone Germania e Giappone che finiranno rispettivamente al quinto e al sesto rango.

Insomma, nel giro di una quindicina d’anni – parafrasando un paio di film di Bruce Lee – oltre che dalla Cina con furore, a terrorizzare l’Occidente ci saranno anche, insieme a India e Giappone, Corea del Sud e Indonesia. Un evidente e inarrestabile spostamento del baricentro economico, da Occidente a Oriente, che è sintomatico della crisi profonda che proprio l’Occidente sta vivendo.

Un disagio che sembra però nascere dal suo interno più che da un Oriente all’arrembaggio. Il fare pochi figli e uno scarso entusiasmo nelle nuove tecnologie sono solo due delle crepe di un sistema che, da qualche tempo a questa parte, ci ha mostrato inquietanti segni di cedimento. Una sfiducia nel futuro che va a braccetto con l’assenza di una visione ampia e condivisa della drammatica situazione nella quale ci troviamo. Un malessere rispetto al quale è mancata una risposta che fosse capace di ridare ossigeno a un sistema culturale e di pensiero che a partire dai filosofi greci, passando dal Rinascimento e fino ad arrivare all’Illuminismo, in passato, ha dato segno di straordinaria vitalità intellettuale e non solo. Una società che, malgrado abbia conosciuto anche il cancro dei regimi totalitari, ha saputo rigenerarsi e continuare sulle rotta indicata da valori faro quali libertà e democrazia.

Poi, a volerla prendere con un pizzico di filosofia, qualcuno potrebbe anche obiettare che – in fondo – nell’etimologia della parola Occidente, nel suo significato, c’è proprio il tramonto. Un tramonto connaturato alla matrice stessa del Capitalismo. Perché quando il denaro vale più dell’uomo, il collasso del sistema è certo. Così come probabilmente lo è quel che ne segue. E Bruce Lee lo sapeva bene: “Cos’è la sconfitta? Nient’altro che educazione, il primo passo verso qualcosa di meglio.”

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