Clonazione, prossima fermata: l’uomo?

In Cina sono stati creati in laboratorio due macachi con lo stesso corredo genetico. Ma la clonazione umana resta ancora un’ipotesi futuristica.

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Dopo il primo trapianto di testa umana effettuato in Cina a novembre da un’equipe medica guidata dal dottor Sergio Canavero, un intervento di 18 ore durante il quale sarebbero stati riconnessi con successo la colonna vertebrale, i nervi e i vasi sanguigni su di un cadavere, oggi la medicina celebra l’abbattimento di un’altra frontiera, stavolta legata alla clonazione. E i due cloni in questione, non di uomini ma poco ci manca, si chiamano Zhong Zhong e Hua Hua. Sono le femmine di macaco che, sempre in Cina, sono state create ad hoc, nuove di zecca come accadde nel 1996, con la celeberrima pecora Dolly che fu il primo mammifero della storia a essere clonato.

Dolly che, ahimè, nel corso della sua esistenza, andò incontro a un invecchiamento precoce e all’artrite. Eppure la ricerca è continuata. Tanto che, tornando per un attimo a quello che sarebbe stato il primo trapianto di testa avvenuto pochi mesi fa, il prossimo scalino da superare sarà quello di operare non più su di un cadavere ma su un essere umano vivo. Perché la sfida, proprio come capita con i record sportivi, consiste nell’alzare ogni volta un po’ di più l’asticella. E così, in un mondo in cui tutto è calcolato e replicabile, la prossima tappa che riguarda la clonazione sarà il passaggio da una scimmia all’uomo. Cosa che peraltro è accaduta proprio con il primo trapianto di testa. E con la conquista dello spazio. Prima una scimmia e poi l’uomo.

Nate come la pecora Dolly dal nucleo di una cellula copiato in un ovulo non fecondato al quale, in precedenza, sono stati “spenti” i geni del nucleo, le due scimmiette, appartenenti allo stesso ordine dell’uomo, fanno sì che il campo della clonazione torni a essere un campo minato. Non a caso c’è già chi pontifica, sfoderando il dilemma bioetico alla base di un’impresa di questo genere a mo’ di randello, prefigurando in questo tipo di pratiche una minaccia per il futuro dell’intera umanità. Peccato solo che lo scetticismo, le polemiche e i molti dubbi di oggi siano gli stessi identici che da sempre accompagnano questo tipo di progressi compiuti in campo medico, a partire dal primo trapianto di cuore del quale proprio lo scorso anno ricorreva il cinquantesimo anniversario.

Comunque sia, tutti gli animali di 25 specie diverse finora clonati, sono nati con anomalie genetiche che dimostrano quanto sarebbe rischioso un tentativo di clonazione su di un essere umano. Fu proprio questa la conclusione alla quale giunse lo stesso Ian Wilmut, il professore scozzese padre della pecora Dolly. Va inoltre aggiunto il costo elevatissimo dell’operazione e il fatto che, per la nascita dei due cloni di macaco, sono stati necessari centinaia di tentativi a riprova della scarsa efficienza del procedimento. Certo, la risoluzione di problemi tecnici che avevano per il momento fatto fallire gran parte dei precedenti tentativi di clonazione di primati, è la vera ragione dell’eco avuta dall’impresa scientifica portata oggi a compimento, ma, a detta degli esperti, l’unica vera certezza che abbiamo al momento è che non siamo più vicini alla clonazione umana di quanto lo potevamo essere venti anni fa.

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