Le vili fiamme sullo sport per il sociale dei Briganti Rugby

Incendiata la sede dei Briganti Rugby Librino a Catania, la squadra simbolo del riscatto sociale. Un atto vile e infame verso chi offre ai minori un’alternativa al degrado e alla criminalità attraverso lo sport

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Avevamo raccontato, tempo fa, la storia dei Briganti Rugby Librino. (Leggi qui) Una bella storia di educazione alla legalità ed emancipazione sociale attraverso lo sport in un quartiere di Catania, Librino, che definire difficile è un eufemismo. Un’enorme enclave di degrado urbano, circa 100mila abitanti, quasi un terzo dell’intero Ticino, incastrata fra l’aeroporto internazionale di Fontanarossa e le luci dei grandi centri commerciali. Una città nella città in cui la mafia, la malavita, lo spaccio li respiri fin da ragazzino, perché spesso è di quello che vive la tua famiglia. In questo luogo, dove a 14-15 anni ti capita di essere già padre o madre. O ti capita di morire, come Giuseppe Cunsolo, 13 anni, a cui è dedicata la Club House dei Briganti al Campo San Teodoro Liberato, il luogo simbolo del lavoro svolto dalla squadra per tirar via i ragazzini dalla strada. Nella Club House è stato creato di tutto: una cucina, un bar, un’area medicale, una palestra, e la Librineria, una biblioteca popolare, la prima del quartiere, realizzata attraverso donazioni di libri, e in cui venivano organizzate una serie di attività per i ragazzi, doposcuola,corsi di teatro, laboratori di canto.

Parliamo al passato, si, Perchè tutto questo, da giovedi notte, non esiste più. Andato in cenere, letteralmente. Devastato, violentato, sbranato dalle fiamme appiccate in modo doloso. In un attimo, oltre alle strutture fisiche, sono andati perduti 10 anni di storia: c’erano i trofei, i cimeli, le targhe, tutto quello che testimoniava l’opera dei Briganti. C’era una cosa, là dentro, la cui perdita è per me, personalmente, e per tanti uno strazio: la maglia numero 23. Era di Pippopeppe, giocatore dei Briganti che quasi due anni fa è andato a passare la palla ovale in cielo.

Se è vero che ad un’azione corrisponde una reazione uguale e contraria, a chi combatte alla luce del sole ci si può opporre solo strisciando nel buio come topi di fogna, al coraggio si può contrapporre solo l’infamia e la vigliaccheria, alla legalità l’intimidazione e la violenza mafiosa. Qualcuno con tutte queste caratteristiche ha deciso che i Briganti, con la loro opera sociale di emancipazione dei minori, davano fastidio. Ed è andato oltre il vandalismo, da cui la Club House era già stata colpita alcuni anni fa. Non ha spaccato un vetro, o rubato qualche pallone. Ha incendiato tutto quanto.

 “Non è un ladro di galline o un teppista”, dichiara Piero “Zapata” Mancuso, presidente della squadra, ai microfoni di La7, “qui è una persona che ha saputo manomettere i lucchetti ed è entrato con l’idea di distruggere tutto”

Ma dopo i primi momenti di sconforto, di fronte al fumo e alla cenere di quello che restava della Club House, è scattata immediata, la reazione dei Briganti. A poche ore dal disastro, i giocatori erano di nuovo in campo, ad allenarsi. E altrettanto immediata è scattata la solidarietà da tutta Italia e oltre: centinaia di messaggi di sostegno, donazioni, inviti ad andare avanti, l’aperto appoggio delle istituzioni. E i Briganti lo faranno, andranno avanti. “Non un passo indietro”, titolano sul loro sito: quella Club House, sono sicuri, la rifaranno più bella di prima. E la ferma volontà di non mollare, di risorgere dalle ceneri come la Fenice, è tutta nelle parole del capitano, Angelo Scrofani:

“È stato sicuramente un duro colpo, ma siamo rugbisti, e un rugbista dopo aver subito un brutto placcaggio si alza, non dà alcuna soddisfazione all’avversario e ritorna a correre, dopo due minuti ha già dimenticato tutto). La notte dell’incendio eravamo tra l’incazzato e lo sconfortato, ma abbiamo avuto la forza di rialzarci, rimboccarci le maniche e trovare le forze per ritornare a lavorare. Come ho detto altre volte, questa è una guerra che perderà chi molla per primo, ma mollando o abbattendoci non saremmo arrivati fin qui. Altra potentissima propulsione è arrivata dal sostegno che chiunque, da qualunque parte del mondo, sta inviando, è commovente, vuol dire che non siamo soli, vuol dire che quella percorsa in questi 12 anni è la strada giusta, vuol dire che siamo dal lato giusto della barricata.

A prescindere da chi fosse la mano che appiccato il fuoco e quale la mente che ha partorito quest’abominio indegno, l’atto è stato vile e infame e ha avuto come unica conseguenza la sottrazione di uno spazio ai ragazzi del quartiere. Il nostro spirito NO, non è stato intaccato. Da quelle fiamme siamo stati infiammati ma non bruciati, il gruppo si è compattato più che mai e la nostra voglia di continuare è più forte che mai.

Quelle fiamme ci hanno dato una grande certezza: siamo dalla parte giusta della barricata!

E noi siamo sicuri che quella dei Briganti sia la parte giusta, la parte di chi alla violenza mafiosa oppone l’agonismo in campo, al degrado il riscatto sociale, ai tentacoli della delinquenza sui minori un’alternativa e una speranza attraverso lo sport.

Chi volesse partecipare, a “ricostruire la club house dei briganti” (causale) può inviare un contributo alle seguenti coordinate C/C intestato a: A.S.D. I Briganti || Iban: IT 03T 03127 26201 000000190243 – BIC: BAECIT21263 – Unipol Banca.

Nei prossimi giorni sarà attivata anche la raccolta dei libri per la Librineria, soprattutto libri per ragazzi, ma non solo. È possibile inviare i libri in dono a: Rugby I Briganti ASD Onlus c/o Associazione Zelos Onlus A Casa di Momo, Corso Umberto I n192, Acireale (CT) 95024.

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