I frontalieri ammazzano i bambini

Un post di un utente su Facebook accusa i frontalieri di essere incapaci di guidare e uccidere i bambini.

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Il post della signora Pirias che circola in questi giorni è di dominio pubblico, è stato ripreso da molti e anche da testate online. È dunque inutile nasconderne il nome.

La signora Pirias, in una pagina social, denominata “Basta frontalieri…diamo lavoro ai nostri disoccupati” , commenta un fatto di cronaca. Una ragazzina di Losone investita sulle strisce pedonali (per fortuna sembra stia bene). L’articolo specifica, come se ce ne fosse bisogno, che l’investitore è di nazionalità italiana.

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Chi sbaglia paga. Il nostro è uno Stato di diritto. Se gli inquirenti stabiliranno che l’automobilista ha commesso un reato, ci sarà una sanzione. Qualunque sia la sua nazionalità.

Quello che la signora Pirias scrive però, supera di gran lunga la normale indignazione che si prova in casi del genere e si lancia in un’accusa che sfocia nell’assurdo:

“Questi frontalieri non solo rubano il lavoro, ma ammazzano i nostri bambini. Non sono capaci di guidare.”

Mi viene da dire una cosa alla signora Pirias, che suppongo persona a disagio o in difficoltà, ovviamente arrabbiata e in cerca di capri espiatori. Mi viene da dirle che il suo ragionamento è frutto di pensieri che nulla hanno a che fare con la bambina, che come desumiamo dall’articolo sta bene e dunque non è stata ammazzata, e nemmeno dalle capacità di guida dell’automobilista.

Il fatto che l’autore dell’investimento sia di nazionalità italiana conta poco. Siamo in Europa. Nel nostro Paese circolano giornalmente centinaia di migliaia di stranieri. Austriaci, tedeschi, francesi e italiani in maggioranza. Potrei anche ricordare alla signora Pirias l’incidente  che coinvolse Andrea Tamborini, lavoratore italiano residente, ucciso sul suo scooter da un automobilista completamente ubriaco. (leggi qui)

Anche lì messaggi di odio e di morte contro l’automobilista, in un circo che non sembra avere fine. Un bellissimo esempio di umiltà e di amore lo diede allora, sempre dalle nostre pagine, la nostra collaboratrice Nicoletta Barazzoni (leggi qui), che raccolse poco dopo la testimonianza del fratello di Andrea, Cesare, una testimonianza di perdono e amore anch’essa. (leggi qui).

Rileggetele voi, cari amici. Spero però che lo faccia anche la signora Pirias, perché l’odio è un sentimento facile ma troppo spesso devia la nostra mente, disumanizza le persone e fa più danni di quello che si immagina. Supponiamo la paura della bambina e il suo dolore, ma possiamo altresì immaginare il panico e il rimorso dell’automobilista, tutto qui.

In un mondo sempre più impazzito, dove tutti chiedono la testa di tutti, ogni tanto chiniamoci, come attorno a un caldo fuoco, su testimonianze come quella di Cesare.

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