Grande Feuz, grazie Svizzera

Feuz trionfa a Wengen, sotto gli occhi di 35000 spettatori e magistralmente ripreso dalle telecamere della SSR, un ottimo biglietto da visita visto che sarà la SSR a fornire le immagini della discesa olimpica del 2022 in Cina. Sempre che la No Billag sia respinta, chiaramente.

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Se nella vita, in qualsiasi campo, la perfezione – magari anche solo in via eccezionale – esiste, dobbiamo serbare grato ricordo e magari ringraziare pure i Numi per averci fatto vivere una giornata come quella di ieri – vissuta sul posto da 35000 spettatori e agli schermi della SSR da mezzo milioncino di persone almeno. Chiaro: la vittoria di Beat Feuz ha rappresentato la ciliegina sulla torta: una gara perfetta, giocata metro su metro sul filo dei centesimi di secondo (e dei centimetri di traiettoria!) con il Grande Vecchio Aksel Lund Svindal, vinta per 18 centesimi al termine di 4km e 465 metri, coperti in modo magnifico dalla SSR nel suo assieme, presenti infatti specialisti (ma va bene anche “fuchi” specialisti – in onore all’on. Quadri) oltre che di Zurigo, anche di Ginevra e Lugano.

Feuz “ciliegina”? Ecco perché: non ce ne vorrà questo grande ambasciatore dello sport (e del “carattere” svizzero) per la sua grande forza d’animo e la sua umiltà, forse ancor più che per la sua classe. Non pochi medici avevano giudicato problematico il recupero dopo i ripetuti danni subiti alle ginocchia. Feuz ce l’ha fatta sulla discesa fisicamente più impegnativa del mondo grazie anche alla sua grande intelligenza nel gestire le forze – e nello scegliere il numero uno: gli specialisti svizzeri avevano previsto una possibile riduzione di velocità nel primo tratto, e assieme a loro i norvegesi. Altro calcolo hanno invece fatto gli “alchimisti” austriaci nel prevedere struttura e umidità dei cristalli al caldo sole. Pensavano che il manto nevoso avrebbe retto e sarebbe anzi diventato più veloce, tant’è vero che hanno scelto numeri relativamente alti per i migliori (Mayer 11, Reichelt 19, Kriechmayr 20).

Ma arriviamo al punto, alla perfezione di un’impresa, al di là di quella di Feuz che al di fuori dei passaggi obbligati ha messo ancora una volta in risalto il suo misterioso senso per la linea. Stiamo parlando della realizzazione scenica (regia) e tecnica di un’impresa che tutto il mondo (meno i fautori delle riprese con il telefonino – Cheda e ancora una volta Quadri) ci invidia. Pensate all’impressione che deve aver destato il Lauberhorn nell’immenso bacino-mercato cinese dove la gara in vista delle Olimpiadi del 2022 è stata trasmessa per la prima volta in diretta. Quella massa di pubblico entusiasta aggrappato alle pendici della montagna, le maestose vette e le riprese televisive mozzafiato, l’anacronistico eppure stupendo passaggio sotto il cavalcavia del treno che porta allo Jungfraujoch. Certo: il tempo da cartolina non poteva essere pianificato da nessuna regia, e nemmeno il treno che passa in concomitanza con i concorrenti, men che meno la perfetta visibilità che ha permesso all’elicottero (complimenti al pilota e al cameraman) di riprendere con grande nettezza le curve centrali ad ampio raggio nei pascoli del Langentreien.

In conclusione; Indovinello ello ello per i piccini, grandi e piccoli che siano: a chi sarà affidata la discesa olimpica in Cina nel 2022? Ma certo, ai fuchi della SSR, che però per loro sfortuna non saranno le “pluricentinaia” (ci ritorneremo) viste dall’ineffabile Tettamanti a Sochi, magari anche ricompensate sul posto da vaporose api regine messe a disposizione dal “rosso” Putin. Dimenticavamo: nel 2022 a Pechino, solo se la “N0 BILLAG” viene rispedita al mittente, l’estrema destra svizzera. Per fortuna Quadri non va su gas.social (o si?). Non vorremmo guastargli il pranzo domenicale al grido di: “RICATTO, RICATTO, ENNESIMO RICATTO, Wengen sfruttato per biechi motivi politici!”

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