Je ne suis pas Catherine Deneuve

L’attrice francese sostiene la libertà per gli uomini di importunare le donne come parte indispensabile della libertà sessuale. Raccoglie il plauso di Silvio Berlusconi

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Ha ulteriormente incendiato il dibattito, di per sé già hot, la lettera pubblicata in Francia da Le Monde. Una lettera firmata da un centinaio di donne, artiste e personalità della cultura francese, in parte contrariate dal movimento #MeToo nato sull’onda emotiva scatenata dal caso Weinstein e dal successivo susseguirsi di denunce legate agli abusi subiti nei decenni passati dalle donne.

Ad aver appoggiato le critiche mosse dalle colonne del quotidiano parigino anche la celebre attrice Catherine Deneuve che è così diventata il parafulmine sul quale si sono scagliate le saette di chi non ha gradito la cosa ritenendola inopportuna. Il succo dell’appello contenuto nella lettera è stato: “lasciamo agli uomini la libertà di importunarci, indispensabile per la libertà sessuale”.

Una posizione che, manco a farlo apposta, ha subito registrato il plauso e galvanizzato Mister Bunga Bunga. “Catherine Deneuve ha detto cose sante”. È questa la posizione del Cavalier Berlusconi che, ospite di “Porta a Porta”, ha così commentato l’appello dell’attrice francese a proposito dello scandalo molestie che ha ormai raggiunto le dimensioni di un affaire globale. “È naturale – ha sottolineato l’arzillo miliardario ottantenne – che le donne siano contente che un uomo faccia loro la corte. Io non sono molto pratico perché sono sempre le donne a farmi la corte. L’importante è che la corte rimanga nell’eleganza”.

Libertà, eleganza, bellezza. Metteteci pure un inchino con la riverenza e il baciamano. Solo belle parole che fanno a sberle con la realtà dei fatti. Perché la melma finora venuta a galla ci dice esattamente ciò che molti di noi già intuivano da tempo. Lo schifo denunciato ci ha confermato come questi non siano tempi buoni né per il desiderio né per l’esercizio della seduzione. Il tempo delle mele è finito. La sessualità è ormai solo un grimaldello, buono per scassinare e prevaricare. Senza pietà per niente e nessuno.

E proprio com’era accaduto con Ruby & compagnia cantante, l’orrore qui, più che nell’abuso di potere esercitato, o nell’aver reso la donna un oggetto di consumo pronto all’uso, sta nel constatare il deserto interiore, la miseria di un esercito d’individui incapaci di relazionarsi con chicchessia, in primis con una donna attraverso la sessualità, il suo desiderio e i suoi rifiuti. Predatori seriali figli di una virilità incerta che per affermare il proprio status – cara Catherine – non si fanno il benché minimo scrupolo, confondendo di proposito la libertà sessuale con la prevaricazione e la violenza.

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