La Berlusconeide

In testa nei sondaggi, ancora sulla cresta dell’onda, Berlusconi non mostra alcuna intenzione di farsi da parte nella scena politica

Di Fabio Amorth

Che il prossimo 4 di marzo si vota, noi già lo sapevamo. Ma questa volta l’iniziativa NO Billag non c’entra. Dopo le elezioni politiche tenutesi nel lontano 2013, si tornerà presto a votare – con una legge elettorale nuova di zecca – anche nella vicina penisola. Un’Italia che dovrà scegliere, proprio come capita in occasione del festival di Sanremo, una fra le tante canzoni e melodie delle nuove proposte o di quelle dei cosiddetti big. Perlopiù vecchie cariatidi, per nulla scalfite dallo scalpellare del tempo. Immarcescibili Lazzari capaci di resuscitare più e più volte, probabilmente perché unti per davvero dal Signore con la esse maiuscola. Immuni a qualsiasi tipo di vergogna. Mummie imbellettate con la faccia tosta di spacciarsi per verginelle di primo pelo.

E saldamente in testa al plotone di cui sopra, favorito nei sondaggi che già cercano di radiografare con largo anticipo l’esito del voto, c’è sempre e ancora lui – rullo di tamburi –Silvio Berlusconi. Il signor B., re, regina e principe ereditario al trono del Regno d’Italia. Con una lunga e invidiabile carriera politica alle spalle, capace di tenere banco da ormai più di un ventennio con il solito trito e ritrito armamentario di storielline e altri trucchi di magia e fine prestidigitazione. Dal “mi sono fatto da solo” al “per il bene dell’Italia”. Un disco rotto che gira e rigira abbiamo imparato tutti a memoria. Del quale poi nel mondo circolano numerosi rifacimenti. Primo nella hit parade perfino negli Stati Uniti.

Il Cavaliere, pur avendo superato la soglia degli ottant’anni e – per la verità – con qualche brutta macchia sul curriculum, tale da non potergli permettere un trionfale ritorno a Palazzo Chigi, continua indomito e senza alcuna paura a combattere le solite guerre di sempre. Battaglie popolate un tempo da orchi comunisti e oggi da lavativi pentastellati. Certo, con qualche lieve variazione sul tema, come quando, ospite di Maurizio Costanzo, nel salotto buono di una delle sue ammiraglie, bacchetta l’abbronzato Obama responsabile della fine ingloriosa e inutile dell’amico Gheddafi. Colui che è stato tra i più feroci e sanguinari dittatori di sempre. E che al buon Silvio aveva addirittura regalato i completini per le morigerate figliole del Bunga Bunga.

Roba da matti. E forse anche da querela, se non fosse che, con un patrimonio netto di più di 4 miliardi di franchi, il nostro eroe ha ben poco di cui preoccuparsi, tantomeno del solletico di qualche azione legale. Un potere economico maturato grazie agli appoggi politici e alle generose concessioni ottenute, televisive e non. Un impero sul quale il ripetitore delle sue reti tivù è sempre acceso, 24 ore su 24. Con programmi e storie pronte ad ammorbarvi e inebetirvi quasi quanto le mirabolanti imprese dello stesso Capitan Berlusca e della sua epica epopea terrena.

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