La vita secondo Poggi

L’ex granconsigliere Donatello Poggi sproloquia sulle colonne di Ticinonews: un campionario di luoghi comuni a sfondo razzista.

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“Nel paese dei balocchi e del buonismo spicciolo”, s’intitola così lo sproloquio dell’ex deputato in Gran Consiglio Donatello Poggi pubblicato qualche giorno fa da Ticinonews. Un delirante monologo nel quale il nostro eroe riscrive la vicenda di cronaca che ha visto coinvolti un richiedente asilo pakistano e un sessantasettenne croato residente in Riviera. Stando a quanto è trapelato dall’inchiesta della magistratura ancora in corso, quest’ultimo avrebbe sparato al giovane pakistano, cercando di ucciderlo, per una questione di soldi. Una vicenda che ne “La favola di Donatello”, il Poggi riscrive a uso e consumo del proprio stomaco e di quel mal di pancia che ogni tanto la realtà ci mette in corpo. Peccato che a farci venire una certa nausea sia l’infilata di luoghi comuni e miti campati per aria che l’ex deputato infilza come quaglie da fare allo spiedo.

“Dico, come faceva il giovane pachistano ad avere tutti questi soldi? Da dove vengono questi soldi? Da organizzazioni criminali in Svizzera (di richiedenti l’asilo) che lucrano su questo? Dallo spaccio di droga? E non si dica di no perché chi ha occhi per vedere, vede! E il cittadino croato dalla pistola facile, sicuramente ottimamente integrato in Ticino, cosa faceva? Ha dei precedenti?” L’arroganza e l’ironia condite con la poca lucidità del Poggi ci suggeriscono come, dietro a cotanto livore, non possa che esserci dell’altro.

“Comincio anche a capire del perché la sempre più dittatoriale UE continui a farci pressioni affinché al popolo svizzero venga tolta l’arma militare. Eh, sì cari signori dal buonismo spicciolo ma sempre con i soldi degli altri, perché di fronte a queste situazioni – senza quelle che non ci fanno sapere – il cittadino contribuente e onesto vuole delle risposte chiare perché altrimenti ci si potrebbe anche stufare di sentirsi dare del razzista in casa propria e in più con i propri soldi! Anzi, io mi sono già stufato da un pezzo.”

Insomma, per la serie non fatemi girare le balle perché a me, Charles Bronson mi fa un baffo. E se mi girano so io cosa fare, altro che “giustiziere della notte”. Una minaccia bella e buona della quale ci auguriamo che la magistratura prenda nota oltre che delle puntuali raccomandazioni del tipo: “s’invitano la Polizia e la Magistratura a darsi una svegliatina perché fare i duri con gli automobilisti è sin troppo facile”.

Eppure non si tratta di credere alle favole ma alla realtà dei fatti. Senza dietrologie spicce. Dando fiducia al prossimo. Poi che Donatello Poggi ne sappia una più del diavolo e che, a lui, oltre a non sfuggirgli nulla non gli si possa dire nulla, è un dato di fatto. Peccato solo che non sia più tra le fila dei deputati in Gran Consiglio perché finezza e acume hanno sempre giovato alla nostra politica, fin dai tempi del Nano Bignasca e del compagnuccio di merende Flavio Maspoli.

“Nel mio paese, Giornico, vedo spesso gruppetti di tre/quattro “richiedenti l’asilo”, rigorosamente giovani, prendere il bus alle 21.30 la sera per spostarsi a sud. Presumo a Biasca o Bellinzona. Certo che è dura così la vita da richiedente l’asilo e non oso pensare cosa loro pensino di noi, appunto il Paese dei balocchi … o dei tarocchi.” È dura sì, la vita, soprattutto a Giornico, terra di grossi macigni. Non solo quelli rotolati dalla montagna nella famosa battaglia ma anche quelli che bisogna ingoiare giornalmente, o come fa Donatello che se li toglie dalle scarpe grazie a chi fa da grancassa al suo pensiero. E, infatti, la cosa che più di tutte fa davvero specie è come, malgrado Poggi non conti più granché sulla scena politica cantonale, si continui comunque a dargli corda come macchietta dai toni fascisti. Sempre pronto a dire la sua su tutto, manco fosse Spinoza o Immanuel Kant.

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