No Billag: Giovani Liberisti poco liberali

I giovani PLR svizzeri sostengono No Billag: che i più conservatori siano diventati, inaspettatamente, proprio i più giovani? O semplicemente sono attaccati a falsi miti liberisti ormai consunti?

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Anche solo dalla conta di chi si è schierato pro o contro l’iniziativa “No Billag” è possibile ricavare qualche preziosa indicazione riguardo a quel che sarà di tutti noi. Per prevedere cosa ci riserverà il futuro, non serve necessariamente la sfera di cristallo. Ma andiamo con ordine. I Giovani Liberali Radicali svizzeri dicono sì all’iniziativa “No Billag”. Si schierano così con il manipolo di adorabili sgozza-galline fra i quali ricordiamo, con affetto, Alain Bühler e Lorenzo Quadri.

Una decisione presa in barba a quanto caldeggia e sostiene, a livello nazionale, il partitone che si è invece detto fermamente contrario all’iniziativa. Stando però alle giovani leve liberali l’abolizione del canone garantirebbe una maggiore pluralità e un panorama mediatico più libero. Un riorientamento del servizio pubblico, a loro avviso, permetterebbe quindi di sviluppare nuove idee, in linea con l’era dei media digitali.

Gioventù Liberale Radicale Svizzera che sottolinea come “la libertà del consumatore nello scegliere di quali media fruire, quando e per quale prezzo è fondamentale, così come la garanzia della pluralità mediatica nel nostro Paese. Il panorama audiovisivo nazionale non può contemplate una posizione di monopolio come oggi, bensì orientarsi e svilupparsi secondo la richiesta del mercato. Il servizio pubblico odierno non garantisce tale libertà.”

Tutte affermazioni portate avanti senza curarsi di quanto invece sostengono gli studiosi del settore che, concretamente, rispetto alla complessità e alla parcellizzazione della realtà mediatica elvetica, non hanno fatto altro che fornire pareri pessimistici e il circostanziato timore che nessun privato investirebbe mai in un mercato così piccolo e complicato, offrendo la stessa copertura garantita oggi dalla SSR. Ma la campagna dei Giovani Liberali si poggia sui fatti e non sulle paure.

Il primo fatto è che quando si è giovani, ma tanto, il rischio di scambiare lucciole per lanterne è senza dubbio maggiore. È facile confondersi e non distinguere l’Austria dall’Australia. La Svezia dalla Svizzera. Ma forse, volendo andare un po’ più in là del proprio naso, l’aver confuso e invertito libertà con liberismo non è solo frutto della poca esperienza o della giovane età. È piuttosto un segno dei tempi. Un campanello d’allarme che ci dice, qualora non l’avessimo ancora capito, come a cinquant’anni esatti dalla rivoluzione giovanile per eccellenza, quel Sessantotto del quale si è tanto parlato mitizzandolo, demonizzandolo, sopravvalutandolo, i più conservatori in circolazione sono proprio loro.  Il nostro Sol dell’Avvenire? Giovani viziati ed egoisti. Aggrappati con le unghie e con i denti a privilegi, ideologie ricoperte di muffa e falsi miti.

Unica nota positiva in tutta questa faccenda, sempre che anche lì non ci sia dietro soltanto un mero tornaconto da campanile, il fatto che i Giovani Liberali Radicali Ticinesi si siano smarcati e si oppongano, a differenza dei loro compagnucci d’Oltralpe, alla modifica costituzionale. E mettano in guardia tutti sulle pericolose conseguenze di un sì alla “No Billag”. Segno che non tutti i giovani sono uguali e che le generalizzazioni sono sempre un azzardo. Proprio come le rivoluzioni.

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