Non c’è peggior sordo…

Dopo le deprecabili affermazioni del leghista Bouvet sulla cecità di Bertoli, si riapre il dibattito sui soprusi nei confronti dei disabili e sugli ostacoli che vengono posti al loro inserimento nel mondo del lavoro.

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Solo l’altro ieri, sottoponevamo all’attenzione dei nostri lettori una triste boutade del consigliere  comunale e capogruppo al Comune di Massagno Philippe Bouvet (leggi qui), in cui utilizzava i problemi di vista del ministro Bertoli per un attacco politico.

D’altronde i soprusi nei confronti dei disabili sono ancora frequenti, e le persone che li praticano spesso insensibili o arroganti (leggi qui).

A rimarcare quanto il problema sia più acuto di quello che si pensi, recentemente, è assurto alla cronaca un rapporto della Federazione Svizzera dei Sordi, che monitora cinquantadue casi di discriminazione nel 2017.

Nonostante un quadro giuridico che teoricamente dovrebbe proteggere i diritti di persone con difficoltà di vista, udito o deambulazione, la realtà è spesso più fredda e calcolatrice. Leggiamo da Ticinonews la dichiarazione della signora Nötzli, direttrice regionale per la Svizzera italiana della Federazione Svizzera dei Sordi:

“Le discriminazioni spaziano in vari campi, ma la problematica inizia fin dalla nascita. I bambini subiscono una prima discriminazione quando sono gli altri a decidere per loro, quando cioè spingono il bambino a integrarsi in un mondo che non è il loro. C’è chi viene educato a parlare e a leggere il labiale, chi con la lingua dei segni. Ma loro non hanno scelta, ciò costituisce una prima discriminazione. Questo viene portato avanti nel mondo scolastico e quello lavorativo. C’è chi per esempio, leggendo un curriculum di una persona sorda, si rifiuta di concedere un colloquio di lavoro, nonostante la persona abbia tutte le carte in regola per presentarsi per l’impiego offerto. A scuola ci sono operatrici di sostegno che seguono i ragazzi e li aiutano con la lingua dei segni, ma le possibilità sono ridotte. Ci sono poi enti pubblici che si rifiutano di avere degli interpreti, quando invece per legge è un diritto di ogni persona sorda. Spesso per esempio vengono organizzate riunioni orali, per la quale una persona sorda può richiedere un interprete. Ma molti enti pubblici si rifiutano perché devono accollarsi i costi. In questo caso come Federazione interveniamo e spieghiamo ciò che si può fare.”

Tipico, purtroppo, è spesso l’atteggiamento dei datori di lavoro, che evitano addirittura di chiamare a colloquio le persone non udenti anche se le loro qualifiche sono idonee al posto richiesto.

Il ministro Bertoli però, come hanno rimarcato molti, in realtà è la dimostrazione che un handicap al giorno d’oggi è sì una difficoltà, ma permette comunque, sorattutto coi recenti ausilii, di poter  portare a termine i propri compiti con competenza e caparbietà.

La lotta di chi ha patologie invalidanti è ancora in corso, siamo convinti però che parlarne possa aiutare a far si che la nostra società sia sempre più corretta e inclusiva.

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