Racconti Olimpici: il Genio dell’hockey

Omaggio a Mario Lemieux, genio dell’hockey e trascinatore del Canada alla medaglia d’oro a Salt Lake City nel 2002 a 37 anni suonati

Di

Cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione. Ecco, oggi vi parlerò di un genio dell’hockey su ghiaccio. Andate a Pittsburgh e chiedete di Mario Lemieux. Nessuno nella cittadina nordamericana potrà dirvi di non sapere chi è. La sua storia è legata a doppio filo alla locale franchigia NHL dei Pinguins con cui ha disputato più di mille incontri dal 1984 al 2006 vincendo due Stanley Cup e salvando il suo stesso club dalla bancarotta diventandone proprietario dal 1999.  Nel 2002 Mario Lemieux è convocato dalla Nazionale canadese di hockey per i giochi olimpici di Salt Lake City. Classe 1965, Mario è a 37 anni uno dei veterani della squadra e i suoi 107 chili, distribuiti su 194cm, lo rendono un colosso di fronte i suoi giovani compagni.  Per ovvietà di cose per Lemieux quella di Salt lake City sarà la prima e ultima occasione di mettersi un metallo olimpico al collo. La Nazionale canadese, sebbene infarcita di star della NHL, parte come al solito in modo affannoso e si qualificano alle eliminatorie ex-aequo con la Repubblica Ceca ma con una peggiore differenza reti. Poi il Canada è quella Nazionale che quando il gioco si fa duro, allora comincia a giocare, per davvero. Una volta creata l’amalgama tra i giocatori la Foglia d’Acero si fa inarrestabile.  E cosi è stato.  Spazzata via la Finlandia ai quarti di finale, la Bielorussia viene cancellata con un 7-1 perentorio in semifinale. Mario Lemieux in linea insieme ad un’altra vecchia volpe come Joe Sakic fanno sfracelli.  Lemieux è diverso dagli altri giocatori, la sua stazza imponente non gli permette più di essere veloce, ma portargli via il disco è impossibile.  E quando pensi di averlo sotto controllo lui è già dall’altra parte, ad aspettare il disco che puntualmente arriva. Se le gambe non ci arrivano per Mario Lemieux ci arriva la testa.

La finale è quella che tutta aspettavano, i padroni di casa degli USA contro i cugini canadesi.  Dopo 8 minuti la Nazionale a stelle e strisce passa in vantaggio 1-0. Entra la linea di Lemieux , impostazione dell’azione con un taglio in diagonale che taglia il terzo difensivo degli americani. Mario si trova in posizione ideale, come sempre, è in mezzo al terzo, sulla traiettoria del disco con davanti solo il portiere. Lemieux legge l’azione in un battere di ciglia, il portiere è piazzato davanti a lui, il disco scorre sul ghiaccio, i difensori americani si sono accorti troppo tardi di quell’armadio di 194 cm. Ed ecco il genio. Lemieux accenna il gesto col bastone ma lascia sfilare il disco in mezzo alle gambe. Sulla sinistra arriva in corsa Paul Kariya indisturbato che prende in controtempo il portiere e appoggia il disco in rete: 1-1. Quell’azione dovrebbero insegnarla ai novizi e in generale a qualunque ragazzo che si avvicina ad uno sport di squadra. Quello che fa Lemieux è giocare per la squadra. Non è un gol, neanche un assist, ma vale quasi più di entrambi. In un solo gesto accentra i difensori su di sè, disorienta il portiere, crea spazi ai compagni, fa segnare, senza toccare il disco. È solo da applausi.

Arrivano poi le doppiette di Sakic e Ingilia che porteranno il risultato a 5-2 a favore dei canadesi e la medaglia d’oro che va al collo dei giocatori della Foglia d’Acero e a Mario Lemieux, genio dell’hockey su ghiaccio.

Ti potrebbero interessare: