Se il razzismo colpisce anche i VIP

Il figlio dell’ex stella del tennis Boris Becker oggetto di insulti razzisti da parte di un parlamentare dell’AfD, il partito di estrema destra tedesco.

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Non vi è piaga più universale e democratica del razzismo: può colpire tutti indistintamente, persino i ricchi e famosi.

Questa volta è il turno di Noah Gabriel Becker, figlio del grande campione di tennis Boris Becker e della modella Barbara Feltus. Il giovane, 22 anni e già protagonista del glamour internazionale, è stato suo malgrado destinatario di un tweet poco simpatico.

Tutto ha avuto inizio qualche settimana fa quando Noah, di etnia mista data la mamma di ascendenza afroamericana, ha raccontato di essere stato spesso discriminato per il colore della sua pelle a Berlino. Secondo il ragazzo, che nella capitale tedesca fa l’artista, il dj e suona in una band, Berlino è una “città bianca”, molto diversa da Londra e Parigi. Immediata la risposta via Twitter di Jens Meier, parlamentare di Alternative fuer Deutschland (AfD):“Dem kleinen halbneger scheint einfach zu weinig Beachtung geschenkt worden zu sein, anders laesst sich sein Verhalten nicht erklaeren”, che in italiano può tradursi più o meno così: “il piccolo mezzo negro deve aver ricevuto poche attenzioni, altrimenti non si spiega il suo comportamento.”

Poche righe stizzite, ma c’è una parola, Halbneger ossia mezzo negro, che pesa come un macigno. Non solo perché pronunciata nel 2018 in un Paese civile e tollerante come la Germania, ma perché proveniente da un parlamentare. Certo, il partito di appartenenza di Meier, l’AfD, non è nuovo a certe esternazioni. Tuttavia, il suo odio si era finora diretto “solo” verso i profughi che negli ultimi anni sono stati accolti in Germania. L’AfD, come tutti i partiti di estrema destra d’Europa e non solo, ha sempre respinto le accuse di razzismo, giustificando la sua chiusura mentale con senso civico e amor patrio. Per la terza forza politica del Paese non si tratta di intolleranza e xenofobia, ma di volontà di proteggere la propria Nazione e il proprio popolo da una invasione che metterebbe in pericolo il lavoro dei giovani, la crescita e la sicurezza. Per l’AfD e i suoi elettori la frase “non sono razzista, ma…”  è di uso quotidiano ed è emblematica delle loro idee.

Il tweet di Meier ha però indirizzato l’odio verso un ragazzo ricco e famoso, figlio di una leggenda tedesca. Per intenderci, Boris Becker era una tale divinità in Germania che un suo infortunio avvenuto nel 1990 occupò le copertine e le prime pagine di tutti i giornali, oscurando la cronaca della guerra del Golfo in corso negli stessi giorni. Insomma, persino il figlio di Becker, famoso meno del padre ma comunque noto, è stato etichettato come “mezzo negro” con spregio. E di certo Noah non è né una minaccia per il lavoro né per la sicurezza tedesca. Ciò dimostra che l’intolleranza dell’AfD ha radici ben profonde dell’emergenza migranti paventata dai suoi esponenti. Non si fonda sull’instabilità portata dal dramma dei migranti.  I rifugiati non sono i benvenuti per l’AfD, non perché creino instabilità economica e sociale, ma perché etnicamente e culturalmente diversi. E quindi, l’intolleranza dell’AfD si basa su quel sentimento deprecabile e alimentato dall’ignoranza che è appunto il razzismo.

Meier ha preso le distanze dal suo stesso tweet. Come già accaduto in Italia (tutto il mondo è Paese!) il politico ha sostenuto che sia stato scritto a sua insaputa da un membro del suo staff. Intanto l’AfD, in persona del suo co-presidente Alexander Gauland, si è dissociato dal cinguettio, sostenendo che non sia nello stile del partito. Dimenticando però quando un altro esponente dell’AfD affermò che nessuno in Germania avrebbe voluto il calciatore Jerome Boateng come vicino di casa perché mulatto.

Su questa vicenda, che ha sollevato sdegno in Germania, le parole più sagge sono state spese proprio da Boris Becker. Intervistato in Italia da Fabio Fazio, il campione tedesco ha chiesto tolleranza zero e auspicato la rimozione del parlamentare. In un Paese civile non può e non deve esserci spazio per chi soffia, alimentandolo, sul vento dell’estremismo.

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