Il rogo della Giubiana e i fantasmi del passato

A Busto Arsizio i giovani leghisti bruciano il fantoccio di Laura Boldrini. Salvini e il partito minimizzano, ma il gesto è indice di una violenza ormai diffusa.

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“Gioeubia 2018! Vi aspettiamo in piazza dalle 19 per il falò e la risottata”: così scriveva qualche giorno fa sulla sua pagina Facebook il Movimento Giovani Padani della Lega di Busto Arsizio. La lieta occasione era la festa della Gioeubia o Ioeubia o Giubiana, la popolare tradizione di alcune zone del Nord Italia che vede i cittadini riunirsi in piazza e dare fuoco a dei fantocci come rito propiziatorio per il nuovo anno.

La Giubiana rappresenta il vecchio di cui ci si vuole sbarazzare ed è una festa antichissima, una di quelle tradizioni italiane misteriose che affonda le sue radici in un passato pagano poi stemperato dal cristianesimo. Molto bello, se non fosse che quest’anno i giovani leghisti hanno messo al rogo il fantoccio di Laura Boldrini con tanto di fotografie di navi dei profughi e slogan anti immigrazione. La ex Presidente della Camera è da tempo perseguitata dagli haters. E’ stata paragonata ad una bambola gonfiabile da Matteo Salvini, ha ricevuto dal sindaco di Pontivrea e dal segretario della Lega di San Giovanni Rotondo (che curiosamente è in Puglia) l'”augurio” di essere stuprata, è stata destinataria di fake news su finti membri della sua famiglia. E ora bruciata simbolicamente in piazza.

Il gesto è molto grave, e accadeva proprio alla vigilia del Giorno della Memoria, quando tutti noi dovremmo ricordarci degli orrori del passato per non commetterli più. E invece il rogo della Giubiana fa rivivere delle vergogne che pensavamo o, meglio, speravamo di aver ormai superato. Come quando i nazisti bruciavano i libri in piazza perché veicoli di idee che ostacolavano le loro. E dai roghi alle leggi razziali e allo sterminio di sei milioni di innocenti il passo è stato breve.

Nonostante la Lega si sia dissociata dal gesto, la loro difesa è stata piuttosto tiepida. Salvini ha definito l’accaduto “un’idiozia”, mentre la Lega di Varese una goliardata giovanile, giustificandola con il fatto che anche i fantocci di altri politici, come Fornero, Renzi e Gentiloni, siano stati bruciati nel corso degli anni.

Tuttavia, la Lega non può e non deve passare sopra a un simile gesto. Come la stessa Boldrini scrive sulla sua pagina Facebook, le parole d’odio non sono mai solo parole, ma si trasformano in gesti deprecabili e possono innescare una spirale ancora più pericolosa.

E’ pur vero che l’odio e l’intolleranza sono da sempre parte fondante del pensiero leghista che, dietro un genuino populismo, nasconde un volto inquietante. Ciò emerge periodicamente e non lo si può negare. Calderoli apostrofò orango l’allora ministro per l’Integrazione Kyenge. Bossi era solito definire i neri “bingo bongo”. Borghezio proponeva di prendere le impronte dei piedi agli immigrati per risalire alle loro tribù. Boso e Divina, consiglieri regionali trentini, proponevano carrozze separate in treno per gli extra comunitari perché “si tolgono le scarpe e puzzano”. Venturi, segretario della Lega di Brescia, dopo il terremoto in Emilia nel 2012, twittò che la Padania si stesse staccando dall’Italia. Infine Attilio Fontana, sindaco di Varese, ha sostenuto qualche giorno fa che la “razza bianca” è in pericolo. Il gesto dei giovani padani è dunque l’ennesimo campanello d’allarme che qualcosa non funziona. Non solo perché colpisce la terza carica dello Stato, denotando spregio del potere, ma anche perché è diretto a una donna (che ne direbbe Giulia Bongiorno, avvocato penalista paladina dei diritti delle donne e candidata con la Lega?) E inoltre perché è indice che si sta andando verso una direzione sbagliata, verso l’esaltazione della violenza come unico strumento politico. E’ un gesto che auspica la soppressione fisica di chi ha idee diverse dalle nostre e innesca una spirale di odio che, la storia insegna, porta sempre a un baratro.

La Lega, che fa parte della coalizione di centrodestra, ha buone probabilità di vincere le prossime elezioni italiane e nonostante (o grazie a?) le sue idee è riuscita a intercettare i malumori degli italiani e a sfruttarli a suo vantaggio. Resta il profondo rammarico per una sinistra ormai inesistente che non riesce ad arginare questa preoccupante crescita.

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