Weah, era più facile il calcio?

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Nello scorso dicembre, George Weah ha vinto le elezioni in Liberia ottenendo il 61.5% dei voti al secondo turno. Il cinquantunenne ex calciatore del Milan, nato e cresciuto nella baraccopoli di Clara Town a Monrovia, primo giocatore non europeo a vincere il Pallone d’Oro, riceverà il 22 gennaio lo scettro del governo della Liberia da Ellen Johnson Sirleaf, prima donna a ricoprire la carica di presidente di una nazione africana ( dal 2005 al 2017 ).

Weah ci aveva già provato nel 2011 ma vinse l’amica di vecchia data degli USA, ed allora neo laureata Nobel per la pace. Ellen Johnson Sirleaf, anni di studi negli Stati Uniti, economista formatasi a Harvard, con alle spalle tanti anni di lavoro presso il Ministero della Finanza, era una fedele sostenitrice degli interessi americani, vista la posizione strategica del Paese e le sue immense risorse energetiche quali petrolio, ematite, magnetite, ferro, oro e diamanti. Le attività industriali ed estrattive sono infatti quasi tutti condotte dagli statunitensi.

Molte perplessità sullo svolgimento delle elezioni del 2011 ci furono: la sera prima dell’apertura delle urne tre emittenti radiofoniche, una delle quali di proprietà di Weah, erano state chiuse. La Sirleaf vinse al secondo turno con il 90% su 37% di partecipanti alle urne. Al di là di questo risultato, per molti liberiani contava soprattutto che non si ritornasse alla violenza della guerra civile che aveva devastato il Paese per più di un decennio e terminata nel 2003.

George Weah, assente per molto tempo dal Paese, entra in politica nel 2004 annunciando la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2005. In seguito si reca negli Stati Uniti, dove consegue una laurea in business administration a Miami, ritornato in patria si candida per le elezioni del 2011. Weah viene eletto al Senato battendo il figlio di Sirleaf nel 2014, ed infine annuncia la sua ricandidatura; affiancando a sorpresa Jewel Howard Taylor, moglie di Charles Taylor, ex presidente della Liberia incriminato a 50 anni di carcere dalla Corte dell’ Aja per crimini contro l’umanità commessi durante la guerra civile negli anni ’90.

Una alleanza discutibile, una specie di patto col diavolo, ma a quanto pare decisiva per assicurarsi la vittoria. Evidentemente l’ex stella del calcio ha avuto il benestare della “ The Big Hand “, la grande mano, cosi chiamano i liberiani il potere americano.

“King George” è stato poco presente ai lavori di Senato, non ha alcuna preparazione e nessun vero programma per il Paese in piena crisi economica nonostante le sue ricchezze, ma ha tanta ambizione e tante promesse da realizzare, quali la creazione di posti di lavoro (la Liberia ha un altissimo tasso di disoccupazione che arriva al 50%), istruzione (dall’asilo alle superiori) e sanità gratuita. La sfida maggiore sarà la formazione del governo; dovrà necessariamente inserirvi rappresentanti delle diverse etnie presenti nel Paese, per evitare il risvegliarsi di latenti focolai di scontro. In gioco in Liberia ci sono soprattutto l’egemonia commerciale che è contesa tra USA e Cina, che è una potenza sempre più vorace in Africa. Con Weah, la bilancia sembra pendere decisamente nella direzione dello storico alleato.

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