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GAS ha bisogno di voi. Perché le sentinelle che circondano ogni giorno la nostra iniziativa, coloro che ci raccontano le loro storie, che denunciano i fatti, che ci segnalano le storture continuino a poter esistere con noi. Perché a noi ci pagate voi, e non l’azienda americana che vuole fregarvi. Perché a noi potete comprarci solo voi.

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Oggi siamo di fronte, e molti l’avrete capito, a una battaglia che trascende il solo servizio radiotelevisivo. Lo sciopero di ATS, le acquisizioni e le fusioni dei grandi gruppi mediatici, la crisi della stampa sono forieri di una battaglia epocale che mette di fronte due modi diametralmente opposti di vedere il mondo. Sul campo, le armature scintillano, i cavalli scalpitano e le fazioni si fissano negli occhi con astio.

Qui, amiche e amici, non c’entra un fico secco l’evoluzione digitale. Esempi di operazioni di successo basate sulla correttezza e sull’indipendenza mediatica cominciano a nascere e a crescere, sia in Svizzera tedesca che in quella romanda. Anche GAS, nel suo piccolo e con umiltà, porta avanti questa guerra. Sostenuto da volontari, da soci e da sostenitori che credono nella nostra esistenza come stampa non asservita a grossi gruppi di potere o a partiti.

Siamo idealisti, imperfetti, fragili, a volte sbagliamo ma lo facciamo perché ci crediamo.

Oggi siamo sulle barricate per difendere il Ticino e la sua storia dagli artigli dei liberisti, di una Destra che vede il pubblico solo come una vacca da mungere e da lasciare nel campo con le mammelle avvizzite. Una Destra liberista e arraffona secondo cui il commercio è una vasca di squali dove il pesce più piccolo viene mangiato e non deve lamentarsi.

Siamo di fronte a persone che parlano di establishment e poi vivono di soldi pubblici o sono foraggiati da aziende private per essere i loro portavoce. Siamo di fronte a un tentativo di smantellare il servizio pubblico per il solo motivo che il servizio pubblico è garanzia per i cittadini. Lo è la radio, lo è la televisione, lo è la scuola, lo sono sanità e Stato sociale.

Oggi non è in gioco solo un’iniziativa dal nome stupido e fuorviante. Oggi stiamo lottando per un Paese nostro, senza prepotenti e arroganti, un Paese di belle cose e begli intenti. Un Paese innovativo, libero dove nessuno viene abbandonato ai margini.

Ad Atene, migliaia di anni fa, solo i cittadini che avevano difeso in armi la città avevano diritto di voto. Lo avevano perché avevano messo la loro pelle in gioco per la polis, la collettività.  Ad Atene, seppur imperfetto, nasceva il germe della democrazia, il senso dell’essere uniti per un fine comune.

Puoi mandarci al diavolo, liberissimo, ma siamo qui perché vogliamo che questa battaglia continui, perché le sentinelle che circondano ogni giorno la nostra iniziativa, coloro che ci raccontano le loro storie, che denunciano i fatti, che ci segnalano le storture continuino a poter esistere con noi. Perché a noi ci pagate voi, e non l’azienda americana che vuole fregarvi. Perché a noi potete comprarci solo voi.

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