Al corso universitario di felicità

Un quarto degli studenti iscritti quest’anno all’università di Yale ha scelto un corso di studi che insegna loro come vivere bene.

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“Felicità, istruzioni per l’uso” potrebbe essere questo lo slogan per pubblicizzare il corso universitario offerto da un’università del Connecticut. Ma Yale, uno degli atenei più prestigiosi al mondo nel quale si sono formati una ventina di Nobel, 35 premi Pulitzer e 4 presidenti degli Stati Uniti, non ha bisogno di grande promozione e, a quanto pare, neppure il corso denominato “Psychology and the Good Life” (La psicologia e la buona vita) dato che le iscrizioni sono andate esaurite in appena una settimana.

Un corso di studi che, oltre a essere il più gettonato nei 317 anni di storia di Yale, ha soprattutto l’ambizione di spiegare come essere felici e come poter migliorare le proprie performance, tenendo a bada ansia e stress, ai 1200 studenti che vi prenderanno parte. A condurre le lezioni, due volte alla settimana, sarà la docente di psicologia Laurie Santos che, in un’intervista al New York Times, ha dichiarato: “gli studenti sono interessati perché la maggior parte di loro, negli anni del liceo, è stata costretta a mettere in secondo piano la propria felicità. Per essere ammessi in questa scuola, gli studenti adottando abitudini di vita al limite che poi portano a quelle che si chiamano ‘crisi di salute mentale’, piuttosto frequenti in posti come Yale”.

Un logorio della vita moderna che non riguarda soltanto gli studenti ma che sembra affiorare da più parti e in forme diverse un po’ ovunque nella nostra società. E diverse sono anche le strategie messe in atto per affrontarlo, senza doversi vergognare della propria fragilità, proprio come ha ammesso una delle tante studentesse iscrittesi: “molti di noi sono ansiosi, stressati, infelici, intorpiditi. E se un corso del genere ha tanto successo, questa cosa la dice tutta su quanto gli studenti si siano ormai stancati di non poter mostrare la loro vulnerabilità”.

Una risposta che va finalmente nella direzione di chi sente il bisogno e l’urgenza di prendersi cura di sé. O di chiedere aiuto. Non a caso, nel 2013, da un sondaggio condotto tra gli studenti dell’ateneo statunitense emergeva che circa la metà di loro aveva chiesto un sostegno psicologico necessario a tamponare il disagio che spesso li accompagna nel loro non facile percorso accademico. E proprio per aiutarli a scollarsi di dosso questo inutile peso, il lavoro finale chiesto agli studenti, si concentrerà sullo sviluppo di un progetto incentrato sull’automiglioramento. Perché, come diceva il filosofo ginevrino Jean-Jacques Rousseau: “tutti gli esseri umani vogliono essere felici, ma per poter raggiungere una tale condizione, bisogna iniziare col capire che cosa si intenda per felicità.” 

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