Altra strage negli USA, ma si continua ad armare la gente

101 morti in 6 mesi, 17 solo ieri: ma il controllo del fiorentissimo mercato delle armi negli USA sembra non interessare a nessuno

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Venghino siore e siori al tiro a segno! Venghino! Tre colpi un soldo e per tre centri una bambolinaaa!!!

Un gioco, è di certo un gioco. Non si spiega altrimenti. Non si spiega perché un popolo teoricamente (a questo punto è lecito dubitare) evoluto come gli statunitensi, si ostini a munirsi sempre più di pistole, fucile e munizioni con l’illusione di una sicurezza che in realtà è sempre più fittizia. Lo rammentano le ultime due stragi, di Las Vegas (leggi qui)

Siamo di fronte all’ennesima carneficina, stavolta in Florida, alla Marjory Stoneman Douglas High School di Parkland. Lo sparatore, un allievo respinto dalla scuola perché potenzialmente pericoloso, era armato con un fucile mitragliatore d’assalto Ar-15: 4 chili di peso con il caricatore, calibro 5.56, velocità del proiettile in uscita 975 metri al secondo. Un caricatore da 20 o 30 colpi con capacità reale di fuoco intorno ai 60 colpi al minuto.

Avete fatto il militare? Uno veloce cambia un caricatore in pochissimi secondi: premi la levetta e in un movimento fluido lasci cadere il caricatore, mano nella sacca e incastri il secondo caricatore, movimento di carica e via che si ricomincia.

L’Ar-15, il “fucile americano” è la stessa arma della strage di Orlando nel 2016 (49 morti e 58 feriti), o di San Bernardino nel 2015 (14 morti e 24 feriti). Il produttore decanta il fucile con queste parole: “il primo sistema d’arma adattabile alla missione, eclissa tutto quanto è venuto prima”. L’Ar-15 è molto popolare negli Stati Uniti, dove ce ne sono in circolazione dieci milioni di pezzi.

Nonostante le stragi continue, solo tre negli ultimi 6 mesi, la National Rifle Association, la potente lobby a stelle e strisce che foraggia buona parte dei senatori repubblicani e dei presidenti sempre dello stesso schieramento politico, è riuscita a dire che i fucili come l’Ar-15 sono: “una serie di armi di uso quotidiano che non hanno mai rappresentato un problema per nessuno”.

Come se fossero frullini o depilatori a batteria.

Donald Trump ha detto che pregherà per i morti, ma sappiamo benissimo che la legislazione non si muoverà di un millimetro, ed evidentemente a una bella parte di americani va bene così. Nel 2012, Larry Pratt, portavoce di un’associazione che difende il diritto di armarsi, diceva, parlando di chi voleva un controllo: “Sono loro ad avere le mani sporche di sangue. Urgente eliminare il divieto nelle aree educative”. Siamo all’assurdo, dove chi vuole controllare un mercato fiorentissimo di armamenti è responsabile degli eccidi.
Tradotto significa: armate i maestri. Ed infatti la spirale perversa delle stragi aumenta gli incassi dei produttori di armi, un carosello dell’assurdo che non può che portare a nuove stragi e a sempre più numerose sparatorie. Anche da noi ci sono i teorici dell’armare i maestri, come Paolo Pamini (leggi qui).
In una folle paura del terrorismo, gli USA, anche stavolta, scoprono che il loro peggior nemico sono loro stessi. Le centinaia di morti degli ultimi anni fanno vergognare i terroristi dell’ISIS, che in confronto appaiono dei dilettanti. Una certezza l’abbiamo, finché ci sarà Trump alla presidenza gli USA si scorderanno una legge sul controllo delle armi. 101 morti in 3 stragi negli ultimi sei mesi. 101 chiodi piantati sulla bara della logica.

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