Berlusconi, da inadatto a salvatore della Patria

Per la stampa estera Silvio sembra essere l’unico in Italia in grado di arginare il populismo di coloro che, con slogan accattivanti ed elogio dell’incompetenza, minacciano di governare la settima potenza industriale del mondo e di creare un effetto domino in tutta Europa.

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La stampa internazionale, come sempre accade durante le campagne elettorali dei grandi Paesi occidentali, guarda con molto interesse alle imminenti elezioni politiche italiane.  E torna ad occuparsi del suo soggetto preferito ossia di colui che fuori dall’Italia è, volente o nolente, il simbolo della politica e degli scandali del Belpaese degli ultimi vent’anni: Silvio Berlusconi.

Nelle ultime settimane, infatti, le più importanti testate internazionali hanno dedicato a Berlusconi diversi editoriali ma tutte, in modo piuttosto sorprendente, hanno cambiato decisamente opinione sul Cavaliere. Non è più il politico “più sessista dell’occidente”, titolo ormai tristemente scippato da Donald Trump, né il più noto per le leggi ad personam e i conflitti di interesse. Tutto sembra essere caduto nell’oblio o, almeno, accantonato per causa di forza maggiore: il temibile vento del populismo che soffia sull’Italia.

Per la stampa estera Silvio sembra essere l’unico in Italia in grado di arginare coloro che, con slogan accattivanti ed elogio dell’incompetenza, minacciano di governare la settima potenza industriale del mondo e di creare un effetto domino in tutta Europa.

Emblematico il Financial Times che parla di “resurrezione” del “santo Silvio Berlusconi e nota lo “sconosciuto” tifo che Bruxelles fa a Forza Italia.

Il New York Times, invece, definisce Berlusconi il “nonno” d’Italia. Dopo Germania e Francia, che a fatica hanno tenuto a bada i movimenti populisti, in Italia il pericolo può essere arginato solo grazie a nonno Silvio nella veste di saggio e moderato statista.

Bill Emmott, ex direttore dell’Economist, infine, rincara la dose e stupisce più degli altri. Per anni il più eminente settimanale economico mondiale ha attaccato ferocemente Berlusconi. Lo definito “unfit”, inadatto, a governare l’Italia, lo ha messo in copertina titolando “the man who screwed an entire Country”. Oggi Bill Emmott ci ripensa e lo definisce “salvatore dell’Italia”. Lo ritiene ancora inadatto a governare, ma d’altronde Berlusconi, per effetto della Legge Severino, è incandidabile fino al 2019. Eliminato il rischio che diventi Presidente del Consiglio, Berlusconi può fare la differenza manovrando la politica da dietro le quinte e in questo ruolo non può che apportare benefici. Le sue posizioni, infatti, sono meno estremiste di quelle di Matteo Salvini e Luigi di Maio.

Inaspettatamente Berlusconi sembra essere il più equilibrato in ciò che resta della politica italiana. Tra il rottamatore Renzi, che non ha rottamato nessuno se non se stesso, la frammentazione della sinistra, lo scandalo dei rimborsi dei Cinque Stelle, l’estremismo di Salvini, il Cavaliere è tornato sulla scena in punta di piedi. Paradossalmente nella veste di mediatore il Cavaliere può essere determinante nel frenare il vero pericolo della politica italiana: il populismo.

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