CasaPound e i lavori socialmente inutili

I militanti della formazione neofascista annunciano di voler restaurare la scritta DVX sul Monte Giano. Eppure non mancherebbero i lavori da fare per rendersi realmente utili alla società.

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Tempi duri per l’antifascismo in Italia. Il tentativo di strage a danno di sei migranti a Macerata è solo l’ultimo episodio di una lenta ma inarrestabile escalation di intolleranza di stampo neofascista.

Il giovane italiano cha ha sparato a un gruppo di ragazzi africani, infatti, prima ancora di militare nella Lega Nord aveva avuto contatti con Forza Nuova e CasaPound, possedeva una copia del Mein Kampf e non faceva mistero delle sue idee xenofobe.

Facendo leva sugli strascichi della crisi economica peggiore dal 1929 e sulle difficoltà di integrazione dei migranti nelle nostre città, l’estremismo si sta insinuando nel tessuto sociale al punto da influenzare sempre più persone e spingerle ad agire in modo che, fino a pochi anni fa, sarebbe stato impensabile. Un esempio di questa “follia” collettiva è rappresentato da ciò che è avvenuto recentemente sul Monte Giano.

Sul versante ovest di questa montagna di 1820 mt, che sorge tra il Lazio e l’Abruzzo, nel 1939 la Scuola Allievi della Guardia Forestale di Cittaducale realizzò con degli alberi la scritta “DVX” (duce). La pineta, composta da circa 20’000 alberi, aveva lo scopo di difendere il vicino paese di Antrodoco dalle frane che più volte avevano devastato l’area circostante uccidendo molti abitanti. E, soprattutto, costituiva un omaggio a Benito Mussolini, il duce appunto. L’iscrizione domina la valle del Velino ed è visibile da molti chilometri di distanza e addirittura, quando è innevata, dalla città di Roma.

Nel corso degli anni, molte sono state le richieste di eliminare la scritta, purtroppo mai realizzate. Fino a quando, nell’agosto del 2017, un incendio, forse doloso, ha cancellato buona parte della scritta.  La catastrofe naturale avrebbe potuto essere il pretesto per liberarsi di un fardello anacronistico e rimboschire la zona normalmente, ma così non è stato.

Qualche giorno fa, infatti, il vicepresidente di CasaPound ha comunicato con una nota che circa 200 volontari, tra i quali membri della Protezione Civile sezione Salamandra e dell’associazione ecologista “Foresta che avanza”, hanno provveduto a ripiantare nella zona circa mille pini austriaci acquistati grazie a una raccolta fondi alla quale hanno partecipato tantissimi italiani.

CasaPound ha dunque salvato la scritta, ma il perché di questa mobilitazione sfugge. Non solo perché l’iscrizione appartiene ad un passato che dovremmo finalmente cancellare, ma anche perché è un lavoro socialmente inutile.

Non si capisce cosa spinga un gruppo così folto di persone a spendere soldi per ripristinare una scritta, soprattutto in tempi in cui si fa fatica ad arrivare a fine mese.

I simpatizzanti del Duce dovrebbero poi ricordare dai loro studi, se ne hanno fatti, che il fascismo era molto attivo nella costruzione di opere pubbliche: bonifiche di paludi, costruzioni di strade, stazioni, edifici pubblici, metropolitane. Quelle sì davvero utili alla collettività.

Se quindi i neofascisti hanno davvero così nostalgia dell’efficienza di mussoliniana memoria, possono senz’altro rendere servizio alla Patria in modo più utile.

Il Monte Giano è in provincia di Rieti, molto vicino ad Amatrice, borgo totalmente distrutto dal terremoto dello scorso anno. Lì potrebbero aiutare la ricostruzione delle case e portare conforto alla popolazione composta per la maggior parte da anziani ormai ridotti a vivere in container. Una volta sistemate le cose nelle zone terremotate, potrebbero scendere più a sud, nella Capitale tanto amata dal Duce. E non per marciare, ma per sistemare un po’ di cose. La situazione della città, si sa, è degradata e le opere costruite da Mussolini, il quartiere EUR, il Foro Italico, il Ministero delle Colonie (oggi FAO), il Palazzo delle civiltà, via della Conciliazione, gli stadi, la metropolitana, via dei Fori Imperiali non se la passano benissimo. Come non rendere omaggio al Duce prendendosene cura? I volenterosi 200 potrebbero pulire i monumenti e le strade, derattizzarle, coprire le buche,  spurgare i tombini, pulire i muri dalle scritte che i loro colleghi contribuiscono ad imbrattare, sistemare i marciapiedi.

E dopo Roma, magari, dare una sistemata ad altri siti malmessi in Italia, che ahimè, non sono pochi. E, poi, preferibilmente ritirarsi soddisfatti: questo sarebbe un lavoro davvero utile. Perché nella nostra società non può esserci spazio né per scritte nostalgiche, né per il fascismo.

 

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