Diesel, test dei gas su cavie umane

Scandalo in Germania: alcune case automobilistiche (fra cui Volkswagen, Daimler e BMW) avrebbero testato gli effetti nocivi dei gas di scarico su cavie umane, oltre che su scimmie.

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Non c’è pace tra i motori diesel. Dopo lo scandalo scoppiato negli Stati Uniti nel settembre del 2015, quando venne a galla la truffa che Volkswagen aveva architettato installando sui suoi veicoli a gasolio un software farlocco per aggirare le normative ambientali sulle emissioni prodotte, oggi ci risiamo. Punto e a capo. Con un altro scandalo, sempre targato Germania. E nuovamente legato alle emissioni tossiche prodotte dalla combustione di carburante diesel che, stando alle informazioni pubblicate da Süddeutsche Zeitung e Stuttgarter Zeitung, non sarebbero state testate soltanto sulle scimmie, ma avrebbero visto anche la partecipazione di cavie umane.

Sul banco degli imputati, oltre a Volkswagen uscita praticamente indenne dalla scandalo di poco più di due anni fa, stavolta ci sono anche i colossi automobilistici Daimler e BMW. Colpevoli di aver usato dei volontari per delle “prove di respirazione”. Vale a dire che per quattro ore c’è chi ha respirato intenzionalmente dell’aria inquinata da gas di scarico per – come cantava Jannacci – vedere l’effetto che fa.

Peccato solo che l’esperimento condotto su 25 persone, esposte a livelli diversi di biossido di azoto che è la forma più tossica fra gli ossidi di questo elemento, non possa dirsi significativo visto l’esiguo numero di partecipanti. Come dire, oltre il danno la beffa. Un campione non sufficiente per rendere rilevante il test dal quale peraltro, rispetto alla nocività dei gas di scarico dei motori diesel, i ricercatori non avrebbero rilevato “nessun effetto significativo”. Poi, per carità, le camere a gas erano assolutamente ben altra cosa, ma qui davvero sembra di essere tornati nei paraggi.

Ad aver scoperchiato il vaso di Pandora, sollevando per primo il dilemma legato agli esperimenti condotti, è stato – per la verità – il New York Times che pochi giorni fa, in un dossier, aveva riferito come gli scienziati avessero innanzitutto condotto le loro ricerche su dieci scimmie. Ma il giornale aveva anche accennato al fatto che alcuni tecnici avevano discusso con gli ingegneri tedeschi sull’eventualità di ampliare la ricerca a delle cavie umane. Un’ipotesi ritenuta folle e che invece, oggi, risulta essere stata effettivamente percorsa. Per il momento le case automobilistiche coinvolte si sono dissociate da un’eventualità di questo genere e, con loro, anche Angela Merkel che ha definito pienamente comprensibile l’indignazione della gente riguardo alla notizia, bollando i test condotti su scimmie e persone come ingiustificabili.

Eppure, più che le parole, contano purtroppo i fatti e i non pochi episodi del passato che ci confermano tutti come l’industria dell’automobile tedesca non vada affatto per il sottile. Lo scandalo di oggi in cui, guarda caso, è ancora una volta invischiata la più grande azienda automobilistica del mondo, segue quello dei consiglieri comprati con balocchi e mignotte e, volendo tornare indietro fino ai fantastici anni Ottanta, come dimenticare la polemica scatenata dall’utilizzo nei crash test di cadaveri, non solo di adulti ma perfino di bambini, al posto dei manichini?

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