Digitalizzazione: parliamone (parte 1)

La digital transformation è già iniziata da alcuni anni. Ora entriamo in un’altra fase grazie ad un’ulteriore evoluzione tecnologica. Non si tratta quindi unicamente di comprendere le tecnologie, ma di capire e gestire questa trasformazione o se preferite nuova “rivoluzione industriale”.

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Negli ultimi tempi assistiamo ad un’ intensificazione di pubblicazioni, discussioni e trasmissioni televisive sulla digitalizzazione, il tutto accompagnato da annunci di mirabolanti progressi tecnici.

Il tutto è condito con terminologie esotiche quali automazione, big data, cloud, intelligenza artificiale, industria 4.0, Internet of Things, solo per citarne alcune.

Lo scorso  21 novembre 2017 si è svolta, con grande attenzione mediatica, la prima Giornata Digitale Svizzera (leggi qui) patrocinata da Doris Leuthard e Johann Schneider-Ammann. I due Consiglieri Federali hanno sottolineato l’importanza per la Svizzera di questa evoluzione e hanno espresso la loro determinazione a non voler far perdere il treno al nostro Paese.

Proprio guardando il servizio del telegiornale svizzerotedesco dedicato a questa manifestazione, un’affermazione di Doris Leuthard mi ha particolarmente colpito. Ne riassumo il senso: “La nostra generazione non è cresciuta con i computer, apps e la comprensione per gli algoritmi e quindi è chiaro che ci sia un certo timore”.

Comprendo la necessità di sintesi per un’intervista, ma questa semplificazione mi sembra quantomeno dubbia.

Innanzitutto la digitalizzazione non è iniziata un paio di mesi fa, ma è un processo in corso da anni. In secondo luogo esiste un legame con computers, apps, ma siamo a livello di tecnologia. Per quanto riguarda gli algoritmi invece, già li conosciamo, malgrado siano associati prevalentemente all’informatica, troviamo la loro origine nella matematica (leggi qui).

A parte questo, lo sviluppo o comprensione di un algoritmo è una questione molto differente che il mero utilizzo di un mezzo informatico.

Saper utilizzare le tecnologie quindi, non significa capire quali siano le implicazioni di questa rivoluzione. Forse la generazione citata da Doris Leuthard non è cresciuta con i computer, ma, parliamoci chiaro, siamo diventati quasi tutti smartphone-dipendenti, lavoriamo quasi tutti con il computer e quindi, ragazzi, fatevene una ragione, ci siamo dentro fino al collo.

Siccome professionalmente sono affine al mondo digitale mi sono chiesto quali potrebbero essere i timori o le difficoltà per le persone non vicine a questo mondo. Sono arrivato alla conclusione che proprio la valanga di terminologie sia un primo ostacolo.

Chiaramente si possono fare ricerche in internet, ma questo richiede tempo e anche un certo interesse nella materia. Inoltre si trovano informazioni in quantità industriali, abbastanza difficili da gestire.

Da qui ho trovato lo spunto per cercare di spiegare in modo brevee semplice le tecnologie più utilizzate. Cercherò anche di metterle in correlazione, senza avere naturalmente la presunzione di voler coprire tutti gli aspetti o voler dare un quadro esaustivo. Una piccola “infarinatura” insomma, per cercare di capire alcuni aspetti della trasformazione digitale.

Dopo la parte “tecnica”, che terrò neutrale, affronterò due temi che ritengo interessanti, ovvero l’impatto sulla nostra società, in particolare lavoro e istruzione e tornerò sull’intelligenza artificiale con un aspetto inquietante: l’applicazione nell’industria bellica.

Troverete una serie di link sui diversi temi, così i più sadomasochisti tra di voi (gli addetti ai lavori), potranno farsi ulteriormente male.

Premessa

Molte tecnologie sono da anni in continua evoluzione e sono in parte interdipendenti. Questo significa che i progressi fatti in alcuni ambiti lanciano nuovi sviluppi in altri.

In questa corta premessa elencherò brevemente i pilastri fondamentali della digitalizzazione. Questi pilastri ritorneranno nei diversi punti che descriverò nel prossimo articolo.

Anche se banale è doveroso citare in prima linea lo sviluppo delle tecniche di comunicazione, quali fibra ottica, reti di telecomunicazione cellulare, GPS. L’evoluzione delle bande larghe permette un utilizzo di Internet su scala sempre più larga, che a sua volta permette una sempre più intensa interconnessione tra reti e dispositivi, favorendo così uno scambio più massicio di dati.

I progressi fatti in campo hardware con processori e componenti sempre più performanti hanno aumentato la potenza di calcolo dei computer e dall’altra parte ne hanno ridotto le dimensioni  e i consumi. Anche il software si è evoluto e dà oggi più flessibilità agli sviluppatori, ma soprattutto i cicli di sviluppo si sono accorciati e velocizzati. Per terminare i costi sono generalmente scesi rendendo per esempio lo stoccaggio di dati molto meno caro rispetto ad alcuni anni orsono. Pensate al primo cellulare che avete comperato e a quello che avete oggi in mano, ecco: è un condensato dell’evoluzione che ho brevemente descritto.

Quindi ribadisco: la digital transformation è già iniziata da alcuni anni. Ora entriamo in un’altra fase grazie ad un’ulteriore evoluzione tecnologica. Non si tratta quindi unicamente di comprendere le tecnologie, ma di capire e gestire questa trasformazione o se preferite nuova “rivoluzione industriale”.

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