Feuz e l’artiglio del micio

Alle Olimpiadi di Pyeongchang, lo sciatore elvetico agguanta il bronzo nella discesa libera, su una pista decisamente non all’altezza di una competizione agonistica. Cade Lara Gut, dopo aver ottenuto il miglior primo tempo

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La montagna swiss-made ( by Bernard Russi) contrariamente a quella di Sochi – che pure era stata modellata partendo dal nulla –  ha partorito un topolino, anche se il podio è nobilissimo: Svindal, Jansrud, Feuz. I valori dei grandi emergerebbero anche su una collinetta artificiale,  su un cumulo di detriti spruzzati di neve ai margini della  città: ma la discesa non è stata all’altezza di un’Olimpiade, la qual cosa interessa poco o nulla al Comitato
Internazionale Olimpico che in Corea ha aperto un enorme mercato all’industria degli sport invernali.

La pista, infatti, vento a parte, è stupenda per uso turistico, ma vale poco o nulla sul piano dello sci agonistico. Troppo corta, senza la pendenza necessaria, senza i passaggi mozzafiato delle discese europee e statunitensi. Russi, l’unico umano che fa un mestiere mai fatto da nessun altro, e di cui ha l’esclusiva (architetto-paesaggista di discese libere) pur avendo carta bianca, non poteva di certo alzare la montagna, né “lavorarla” in modo
da renderla degna dell’evento. Il “dragon-claw” era solo un termine ad effetto: l’artiglio del drago si è rivelato l’artiglio di un micio che estrae l’unghietta – non per far male ma come forma di affetto. Eppure gli artigli, quelli veri, erano comunque necessari, oltre che  a una predisposizione per le curve su un tracciato non molto dissimile da un  supergigante.

Aksel Lund Svindal, nato il 26 dicembre 1982,  diventa il più vecchio vincitore di un oro olimpico. Il poderoso norvegese, 1,89 per 98 kg, ha vissuto 3 vite sportive, ritornando dopo aver distrutto i legamenti del ginocchio, dopo che una lamina aveva rischiato di dissanguarlo, e dopo una doppia frattura. Dopo aver vinto di tutto e di più, ma mai un oro olimpico in discesa, ha raggiunto anche questo traguardo: perchè lo voleva fortemente.
Jansrud e Feuz in questo momento sono più forti di lui, ma Kjetil, in chiaro vantaggio, ha commesso un grosso errore su un pista che non perdona la minima sbavatura. È finito a 12 centesimi togliendo per 6 centesimi l’argento a Beat Feuz, che alla resa dei conti l’ha buttato per qualche attrito di troppo, ma anche, e forse soprattutto, per il suo misero passo pattinato sul piatto iniziale. Gia ai mondiali di S. Moritz in questo esercizio di partenza era stato fra i peggiori. Non ha imparato le lezione.

È vero, una discesa non dovrebbe partire così. Ma se il terreno lo impone bisogna allenare anche questo aspetto, poco nobile, ben poco epico, ma necessario. Caviezel (13°) ha cominciato molto bene, poi è stato sfortunato, un pezzo di lamina si è staccato, Gysin ha sciato al suo livello oltre il 20esimo posto, il promettente Gilles Roulin ha fatto la peggior gara della stagione perdendo oltre 3 secondi e mezzo. Ha pagato lo scotto dell’esordio olimpico e di uno sci che non andava avanti.

L’artiglio del drago orientale era assente sulla pista perché impegnato a graffiare altrove, sembra che veda di malocchio il rosso-crociato: dopo aver perso 3 chance di medaglia con gli infortuni toccati a Podlachnikov, Hablützel e Melanie Meillard, il drago ha dato un’unghiata anche a Lara Gut, partita benissimo (miglior primo tempo) e poi caduta nell’errore di chi ha troppa fretta di chiudere la curva e iniziarne un’altra, appoggiando in anticipato l’interno. Finita contro un gruppo di fotografi non si è fatta male (sperando di non averne fatto agli altri). Ma attenti: la Gut vista nelle prime porte del gigante è stata all’altezza delle migliori, Schiffrin, Mowinkel e Brignone. Nel supergigante Lara from Comano sarà in pista per l’oro, in discesa per un podio.

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