Grazie dei semi

A salvarci dal gusto omologato delle multinazionali ci pensano gli appassionati custodi della biodiversità: i ‘salvasemi’. Domenica scorsa ProSpecieRara e Lortobio, ospiti della Colombera, hanno accolto decine di persone pronte a donare qualcosa di prezioso senza chiedere nulla in cambio.

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Che gioia curiosare tra i vasetti delle semenze rare di chi ama la natura e preserva diversità e qualità, in barba alle multinazionali.

In un balcone di città è difficile far crescere dei pomodori. Per questo ho provato più volte a capire quanti e quali orti collettivi esistono in Ticino e come poterci partecipare. Perché, anche per un’appassionata di labirinti urbani, arriva prima o poi il richiamo della terra. O semplicemente perché mi sono stufata dei cherry costosi e sempre così sciapi.

Poi ho scoperto che a salvarci dal gusto omologato delle multinazionali ci pensano gli appassionati custodi della biodiversità: i ‘salvasemi’. Domenica scorsa ProSpecieRara e Lortobio, ospiti della Colombera, hanno accolto decine di persone pronte a donare qualcosa di prezioso senza chiedere nulla in cambio. La tradizione contadina secolare dello scambio dei semi è rivissuta in un pomeriggio frescolino di febbraio.

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Organizzato anche in Ticino ormai da otto anni, questo appuntamento dal 2017 è entrato nella lista delle tradizioni viventi in Svizzera protette dall’Unesco. Ora, l’obiettivo è ancora più grande: far divenire il baratto dei semi patrimonio immateriale dell’umanità a livello mondiale.

Ma perché è importante selezionare, conservare e tramandare diverse varietà di sementi?

Domenica in fattoria le persone sono arrivate indossando camice a quadri e tenendo tra le mani cassettine piene di rarità, se ne sono andate sorridenti dicendo “grazie per il mais”. C’erano semplici amatori e orticoltori più esperti. Bimbi e anziani. Qualcuno arrivava dall’Italia, qualcuno da dietro l’angolo. Hanno portato semi di specie locali, ma anche esotiche.

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Patrizio è arrivato dalla Valtellina. Lì ha un’azienda biologica (certificata da ProSpecieRara dal 2011) ed è un coltivatore di semi antichi. In perfetta sintonia con quel che si fa in Svizzera, lui raccoglie e preserva la biodiversità alpina. A Teglio ha fatto in modo che si tornasse a produrre il grano saraceno perché nessuno lo coltivava più. Eppure quella sarebbe la patria dei pizzoccheri.

A Sant’Antonino ha portato da regalare tanti semi di coste, cicorie, barbabietole e cetrioli, ma anche coriandolo coltivato sulle Alpi retiche a 850m e il basilico cinese Aka shiso, che ha strabilianti proprietà benefiche.

Da Gerra Piano è arrivata invece la signora Fernanda, figlia di contadini, amante sfegatata della terra e dei suoi frutti. Dopo aver spiegato a un quarantenne, estremamente sorpreso, come nascono davvero le arachidi, mi ha raccontato del suo bel rapporto con la terra: “Voglio che i miei nipotini possano andare in giardino e assaggiare i frutti senza avvelenarsi. Sono sempre riuscita a coltivare quel che volevo, tranne l’albero dei fazzoletti”.

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E poi c’era Matilde che ha incuriosito tanti perché ha messo dei semini dentro delle palle di argilla. È un modo per fare GuerrillaGardening: “Prendi la pallina e la lanci in un pezzo di terra abbandonato, l’argilla si scioglie e la natura fa il resto”, mi ha spiegato. Tra la calendula e il crescione io ho scelto la palla con su scritto ‘sorpresa’. Staremo a vedere che nascerà dal mio primo slancio di attivismo verde.

Se vi siete persi quest’occasione, non c’è problema: sul sito di ProSpecieRara trovate tutte le informazioni per rimediare. Potete anche diventare dei ‘salvasemi’ ex novo richiedendo delle bustine di prova: se la riproduzione dei semi avverrà con successo, dovrete rispedirli in autunno. E se le vostre scorte abbondano, potete donare qualche seme alle scuole.

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