La fine della classe media in

Uno dei principali elementi di erosione della classe media è da attribuire alle scellerate politiche neoliberiste che in tutti i Paesi hanno favorito, attraverso continui sgravi fiscali le classe più agiate e le imprese, mentre per la classe media i vantaggi sono stati minimi

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Nelle scorse settimane è stato pubblicato il World Inequality Report 2018 (wid.world) elaborato dal gruppo di economisti guidati dal francese Thomas Piketty (autore del bestseller Il capitale nel 20esimo secolo) che da anni stanno ricostruendo, attraverso i dati fiscali, la distribuzione del reddito in molti paesi. I nuovi dati sono per certi versi preoccupanti, perché evidenziano come la classe media stia scomparendo nei Paesi industrializzati, con gravi conseguenze sulla crescita economica come vedremo in seguito

Iniziamo con il primo grafico che riposta i dati degli Stati Uniti dove si vede come la quota di reddito nazionale indirizzato all’1% più ricco era dell’11% nel 1980, mentre nel 2016 è praticamente raddoppiato assestandosi al 20%. In parallelo la quota destinata al 50% della popolazione meno ricca è scesa dal 21% al 13%

Grafico 1: Evoluzione della distribuzione del reddito nazionale negli Stati Uniti

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La situazione è decisamente migliore in Europa dove il 50% meno ricco continua a ricevere circa il 20% del reddito nazionale (la riduzione è stata di 2 punti), mentre l’1% più ricco nel 216 prendeva il 12%.

Tuttavia i dati diventano impressionanti se usciamo dell’Europa. Il secondo grafico mostra come il 10% della popolazione si accapparra quote del reddito vicine al 50% e in alcuni casi, come nell’Africa sub-sahariana, Brasile, India e Medio Oriente, la supera anche in maniera significativa.

Grafico 2: Quota del reddito nazionale distribuito al 10% della popolazione più ricca

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L’economista serbo-americano Branko Milanovic ha elaborato una curva che spiega l’evoluzione del reddito globale, la cui forma assume, nel periodo dal 1988 al 2008, quella di un elefante  (http://heymancenter.org/files/events/milanovic.pdf).

I dati calcolati dal gruppo del Did, su un periodo più lungo, presentano una curva leggermente più appiattita, ma il senso rimane quello: nei Paesi emergenti la classe media aumenta ma sta scomparendo in Europa e soprattutto negli Stati Uniti.

Grafico 3: La crescita dell’ineguaglianza globale attraverso la curva dell’elefante (1980-2016)

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Come spiegare, sinteticamente, questa evoluzione? Le principali cause sono essenzialmente due. La prima va ricercata nel forte sviluppo della globalizzazione che si è verificato negli ultimi trent’anni. Da una parte ha favorito un numero crescente di persone in Paesi come Cina, India e Brasile, che hanno visto la loro situazione economica migliorare, permettendogli di entrare a far parte della classe media della loro nazione. Dall’altra, nei Paesi industrializzati, lo spettro della delocalizzazione ha esercitato una forte pressione sui salari che, nella migliore delle ipotesi, sono rimasti fermi al palo, mentre i costi hanno continuato ad aumentare. La conseguenza, soprattutto negli Usa, è stato un forte aumento dell’indebitamento, che ha si garantito il mantenimento del livello dei consumi (motore indispensabile della crescita economica) ma ha anche provocato conseguenze disastrose che hanno portato alla crisi del 2008.

L’altro elemento di erosione della classe media è da attribuire alle scellerate politiche neoliberiste che in tutti i Paesi – chi più chi meno – hanno favorito, attraverso continui sgravi fiscali, le classe più agiate e le imprese, mentre per la classe media i vantaggi sono stati minimi, ampiamente compensati negativamente dalla forte contrazione dei servizi pubblici (e del welfare state) a seguito della riduzione delle entrate fiscale delle amministrazione pubbliche e dei successivi tagli alle uscite.

La situazione è talmente avariata che dopo 10 anni dalla crisi, l’economia dei Paesi europei non si è ancora pienamente ripresa, tra l’altro anche perché la classe media, non avendo prospettive positive, non ha aumentato i consumi e se i consumi non aumentano le imprese non investono. Negli Stati Uniti la situazione è apparentemente migliore, grazie alle politiche anticicliche di Obama, ma le fondamenta del sistema economico sono sicuramente peggiori di quelle europee. Inoltre, in questi giorni sembra essere iniziata, l’ennesima Armageddon dei mercati finanziari che potrebbe essere devastante anche perché gli Stati non hanno più risorse per intervenire a salvare la baracca.

 

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