La sporca logistica della Lega

Falò svela i retroscena del settore della logistica: scarsa collaborazione riguardo l’adozione di un CCL da parte dell’associazione di categoria Spedlogswiss Ticino, la cui presidente, Roberta Cippà Cavadini, è a capo di una ditta nel cui CdA siede il leghista Gian Maria Frapolli.

Di

Mentre nel mirino del dibattito politico sembra esserci ormai soltanto l’iniziativa No Billag del 4 marzo, proprio quell’Idra dalle tante teste che è il servizio pubblico e che qualcuno vorrebbe decapitare una volta per sempre, due settimane fa, grazie a un’inchiesta targata Falò, ci ha di nuovo spiattellato in faccia come nel bel Ticino si propongano senza nessuna vergogna stipendi da fame. Questo almeno è quanto accade nel settore della logistica e degli spedizionieri stando alle informazioni raccolte e rese note nella puntata andata in onda giovedì 18 gennaio. Ma, del resto, che il dumping salariare in Ticino è una pratica tanto diffusa quanto tollerata è cosa nota. Chi lo pratica c’ha il suo grasso grosso tornaconto. Mentre chi dovrebbe legiferare se ne sta alla finestra aspettando l’arrivo della bella Gigogin.

Perché i soldi chiamano soldi. Con i frontalieri che pur di lavorare s’accontentano di stipendi ben inferiori ai 3000 franchi al mese e, dall’altra parte, c’è chi non si fa il benché minimo scrupolo a sottopagare la propria forza lavoro. Un’ingiustizia bella e buona, sotto gli occhi di tutti, per la quale nessuno muove un dito se non per puntarlo – leghisti in pole position – contro chi accetta queste miserevoli condizioni salariali. E intanto c’è chi massimizza i profitti, alla faccia di chi vorrebbe una società diversa, non per forza regolata da istinti egoistici o fondata sulla disuguaglianza sociale come modello di sviluppo applicato al mondo del lavoro, e non solo.

A far tracimare lo sconforto e la rabbia è poi quanto si può legge in merito alla vicenda in una presa di posizione dell’ATIS, ovvero delle Aziende ticinesi imprese di spedizione e logistica. “Si tratta di fatti già noti a tutti, ma serviva che se ne parlasse in televisione per smuovere le coscienze: oggi se ne parla anche sui quotidiani e per il 2018 la Commissione tripartita sarà attivamente coinvolta. Negare che nel nostro settore vi siano aziende che applicano dumping salariale dimostra che non si conosce la realtà o si nega che il problema esiste”.

ATIS non le manda certo a dire, ma ricorda piuttosto come già in passato abbia cercato di risolvere il problema. “A tal fine abbiamo sempre puntato all’obbligatorietà generale di un CCL, l’unica soluzione reale e credibile per contrastare questo fenomeno che sta sempre più dilagando, sottopagando i lavoratori ed escludendo la manodopera indigena dalle possibilità lavorative. (…) Non avere ottenuto quanto sopra, la mancanza di collaborazione e di sensibilità al problema dell’altra associazione di categoria (Spedlogswiss, Sezione Ticino) ha provocato il vuoto contrattuale di due anni”.

E proprio qui viene il bello. Perché a essere stata pesantemente tirata in ballo dall’ATIS, riguardo alle responsabilità di quanto è stato mirabilmente documentato dalla RSI, è la Spedlogswiss Ticino di cui è presidente una certa Roberta Cippà Cavadini, della Cippà trasporti SA di Chiasso. E il caso vuole che – abracadabra – membro nonché direttore del consiglio d’amministrazione della Cippà Trasporti SA sia nientemeno che il granconsigliere leghista Gianmaria Frapolli. Tutto riportato nero su bianco alla voce relazioni d’interesse della pagina web del Gran Consiglio ticinese. Dove risulta che il rampante trentenne leghista è anche un consulente della Fondazione Giuliano Bignasca. Già. Davvero strane e un po’ contorte le logiche leghiste in fatto di logistica, voi che ne dite?  

Ti potrebbero interessare: