Le vergognose preghiere di Trump

Il 24 marzo a Washington è prevista una manifestazione di protesta contro la lobby delle armi, e verso l’atteggiamento passivo, se non complice, di Trump e di parte dei politici americani

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La scia di sangue lasciata dai cadaveri e dai feriti caduti sotto i colpi dell’ultima insensata strage a stelle e strisce, a distanza di giorni, si è trasformata in una scia di rabbia e d’indignazione. Una protesta che, il prossimo 24 di marzo, sfilerà in corteo a Washington nella “Marcia per le nostre vite”, così è stata soprannominata l’azione organizzata contro la potente lobby delle armi, la famigerata National Rifle Association. “Famigerata” sottolineato tre volte, non fosse altro che per l’insano fastidio che la cosa procura alla “nostra” Iris Canonica (Leggi qui http://gas.social/2018/02/iris-canonica-la-famigerata-verita-sulle-armi-negli-usa/ ).

Stavolta erano 17 i corpi dei ragazzi rimasti a terra lungo i corridoi dell’istituto di Parkland, in Florida, dove un ordinario giorno di scuola è diventato l’ennesimo giorno di ordinaria follia. Decine i feriti. A centinaia invece gli studenti e i professori dai volti sfigurati dal terrore. Ed esattamente com’era accaduto in precedenza, all’orrore di una morte annunciata, che ciclicamente si ripresenta a riscuotere il suo tributo di carne e sangue (Leggi qui http://gas.social/2017/12/bang-bang-massacri-stelle-strisce/ ), è seguito il solito ignobile teatrino fatto di condoglianze fotocopia e frasi di circostanza, tanto fuori luogo quanto da vomito. “Preghiere e condoglianze” l’aveva perfino scritto nel suo primo tweet Donald Trump che, rivolgendosi alle famiglie degli adolescenti uccisi, aveva poi aggiunto “nessun ragazzo, insegnante o chiunque altro dovrebbe mai sentirsi insicuro in una scuola americana”.

Ma chi di Twitter ferisce, ahimè, di Twitter perisce. Così, fra le tante risposte al copia e incolla del presidente, fra tutte, a svettare è stata quella poi diventata virale di una ragazza della stessa scuola coinvolta. “Non le voglio le tue preghiere, fottuto pezzo di merda. Dei miei amici e professori sono stati feriti, molti miei compagni di scuola sono morti. Fai qualcosa, invece di pregare per noi. Le preghiere non aggiusteranno tutto questo. Fai qualcosa per il controllo e la diffusione delle armi, l’unica cosa sensata affinché tutto questo non si ripeta di nuovo.”

Un tweet, l’arma preferita dallo sceriffo Trump, al quale ha fatto eco anche il folgorante discorso pubblico di un’altra studentessa, Emma Gonzalez, una fra i promotori della marcia che porterà il suo sdegno e la protesta fino a Washington, davanti a chi è da sempre complice e connivente di questa situazione. Al cospetto di un presidente che proprio della sua sacra alleanza con la lobby delle armi ha fatto motivo di vanto, avendo ricevuto in cambio un sostegno multimilionario per la sua campagna elettorale.

“Vogliamo dare loro l’opportunità di essere dalla parte giusta della storia.” Ha detto la Gonzalez rivolgendosi all’intera classe politica. “Poiché noi saremo i giovani di cui leggerete nei libri di testo, non perché parte di un’altra statistica sulle sparatorie di massa, ma perché saremo stati i testimoni dell’ultima sparatoria di massa.” Infine, rivolgendosi a quei deputati foraggiati dalla National Rifle Association, gentaglia che pur di fare affari e vendere armi sarebbe disposta a tutto, probabilmente perfino a piangere i propri figli sul ciglio di una buca con una bara pronta a essere calata sei piedi sotto terra, Emma ha più volte urlato: “Vergognatevi!”

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