No Billag e le maschere del populismo

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L’ultimo sondaggio SSR-Gfs sulle intenzioni di voto il 4 marzo dice che il Ticino è, apparentemente e sorprendentemente, l’unica regione dove l’iniziativa No Billag potrebbe essere accettata (48% di Sì e 48% di No), mentre a livello nazionale gli elettori disposti a votarla sarebbero soltanto il 33%. Tenuto conto dei margini di errore si tratta di un divario importante dell’opinione, tra il Ticino e la Svizzera.

Come spiegarlo? Forse è utile ricordare che l’articolo costituzionale in votazione dice esplicitamente che la Confederazione non potrà più finanziare né possedere un sistema radiotelevisivo. L’articolo sancisce quindi la fine del servizio pubblico e tutto dovrà essere dato in mano ai privati. Quindi anche la RSI, assieme a Teleticino, Radio Fiume Ticino e Radio 3i finanziate in parte con il canone radio-tv, spariranno. Ripeto, basta leggere attentamente l’articolo in votazione per comprovare che non potrà essere che così. Ora possiamo chiederci: chi ha interesse a far credere agli elettori ticinesi che No Billag sarà un bene per loro e dunque a votare Sì? La Lega dei Ticinesi e l’UDC sono i due partiti politici dichiaratamente in favore dell’iniziativa. Non se ne capiscono le ragioni viste le conseguenze catastrofiche sul paesaggio mediatico della Svizzera italiana. Si può capire che Christoph Blocher abbia interesse a votare l’iniziativa perché a Zurigo c’è un bacino di utenti sufficiente per una televisione regionale finanziata unicamente con la pubblicità, quindi auspicabile per la sua televisione privata. Ma nella Svizzera italiana un tale mercato non c’è, di fatto non c’è nessun interesse economico.

Quindi per informarsi i Ticinesi, se l’iniziativa dovesse passare, dovranno far capo a radiotelevisioni estere (a pagamento e che forse, ogni tanto, parleranno del Ticino e della Svizzera italiana) e a radio commerciali che non potranno dare informazioni eque e obiettive, e poi verosimilmente servizi web a profusione, a pagamento, la cui affidabilità e obiettività saranno soggette a cauzione. È questo che vogliono i capi ticinesi di UDC e Lega?  Allora perché questi personaggi insistono in maniera insincera (quindi senza molta convinzione da quanto mi è parso di vedere e leggere) sul fatto che con No Billag avremmo migliori condizioni di quelle attuali? “Per dare un segnale di protesta” si dice. Ma quale protesta? Non sembra che la RSI sia così osteggiata, anzi, pare il contrario a giudicare dagli indici di ascolto.  E allora si ritorna alle notizie false che si diffondono attraverso il web. Ma che nel caso di No Billag mettono in pericolo la coesione nazionale.

Il populismo è quell’ideologia che avvicina le classi popolari alla destra radicale attraverso false notizie e menzogne (come per la campagna elettorale che ha visto la vittoria di Donald Trump) e questi signori applicano il principio alla lettera. A loro non interessa il bene dei cittadini, non è mai interessato e oggi promuovono il caos e la deprivazione con la disinformazione dei cittadini della Svizzera italiana (e la meschinità di chi si immagina già che tanto a livello svizzero non passerà). Il carnevale è finito e le maschere son cadute; mi auspico che le elettrici e gli elettori ticinesi ne prendano ben nota.

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