Il nostro debito coi curdi

Nelle ore in cui il mondo intero, e noi con esso, ci commuoviamo per le vittime civili di Afrin e Ghouta, fermiamoci a riflettere  sulla tragedia che sta vivendo il popolo curdo

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Centinaia di morti e distruzione alle porte di Damasco. Le Nazioni Unite riferiscono di 346 persone uccise e di 878 ferite nelle ultime settimane a Ghouta, in seguito ai bombardamenti intensivi del regime siriano con il sostegno diretto dei russi e iraniani. E’ un eccidio peggiore di quello di Aleppo.

Il damma dei civili assediati si profila anche nel nord ovest, dove la Turchia prosegue le operazioni militari, paradossalmente denominate “Ramoscello d’Ulivo”!  L’intento di Ankara in questa azione bellica contro l’enclave di Afrin è quello di bruciare l’erba sotto i piedi dei curdi dentro e fuori i confini turchi, attraverso il controllo di una zona cuscinetto di una trentina di chilometri.

Nelle ore in cui il mondo intero, e noi con esso, ci commuoviamo per le vittime civili di Afrin e Ghouta, fermiamoci a riflettere  sulla tragedia che sta vivendo il popolo curdo; gli stessi che, dopo aver aiutato per più di tre anni l’intero occidente a debellare i terroristi dell’ISIS, sono stati lasciati in preda all’esercito turco il quale, approfittando del loro sfinimento dovuta alla lunga guerra contro il califfato, cerca di farli fuori una volta per tutte. Un tradimento  mostruoso il nostro, visto il loro sacrificio in vite umane; sacrificio che ha consentito di sopprimere la centrale dei tagliagole dell’ISIS.

La storia dei curdi, negli ultimi 140 anni, è una storia lunga e travagliata; nel 1877 i curdi vengono usati dai turchi nella guerra contro i russi, con la promessa di ricevere in cambio l’autonomia; sono stati repressi invece dai turchi stessi con il tacito consenso degli inglesi. In seguito vengono manipolati dal sultano ottomano che li aizza contro gli armeni, nel 1915, nell’Olocausto armeno. Nel dopoguerra, 1920, ottengono la garanzia di essere definiti sulla carta geografica come Stato indipendente del Kurdistan (trattato di Sèvres ), ma il sogno viene frantumato dall’offensiva di Mustafa Kemal Atatürk. Nel 1923, in base al trattato di Losanna, la comunità curda viene suddivisa tra Turchia, Siria, Iraq e Iran.

Da quel momento in poi il gioco dei Paesi circostanti fu quello di metterli gli uni contro gli altri. Nel 2005 fu istituita una regione curda semi-autonoma nel nord dell’Iraq; un’altra simile è stata creata, nel 2012, nel nord est della Siria. Sappiamo in seguito come i Peshmerga si sono battuti con tenacia contro i terribili terroristi di Daesh.

E’ una colossale ingiustizia che l’intero mondo occidentale ora non voglia onorare il debito morale che dovrebbe sentire nei loro confronti e che, di fronte al dramma che stanno vivendo, giri la testa da un’altra parte. Neanche il piu cinico di noi, avrebbe potuto immaginare che li avremmo lasciati al loro destino, anzi, che avremmo spianato la strada  ai loro carnefici.

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