P-26: alla ricerca dei dossier perduti

Spariti misteriosamente i documenti sul P-26, l’esercito illegale creato durante la Guerra Fredda per far fronte ad un’eventuale minaccia comunista

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C’è un giallo la cui trama sembra degna di un romanzo di spionaggio di John le Carré. Con sparizioni, riapparizioni e qualche inquietante dubbio che se ne rimane lì. Appiccicato ai pensieri come quella puzza che si mescola alla rabbia quando accidentalmente ti capita di pestare una merda di cane per strada. Un mistero che, in questi giorni, tra rivelazioni shock e parziali smentite, sta tenendo banco sulla stampa d’oltre Gottardo. E la notizia della clamorosa sparizione – puff! – di importanti dossier top secret è trapelata proprio grazie a una denuncia del Tages Anzeiger.

Sì, avete letto bene, gli incarti riguardanti l’esercito segreto P-26 sarebbero svaniti come se nulla fosse. In un grande nulla, appunto. Ad averne smarrito le tracce è il Dipartimento Federale della Difesa che, di fronte alla notizia, ha inizialmente fatto spallucce. Ma, per capire meglio la questione, facciamo un passo indietro di qualche decennio. Durante la Guerra Fredda, formato da alcuni ufficiali, l’esercito P-26 avrebbe dovuto opporre resistenza nel caso in cui la Confederazione fosse stata invasa dai mangiabambini comunisti.

Un corpo d’élite di 400 unità, uomini e donne pronte a tutto nella malaugurata ipotesi di “un’alba rossa”. Roba che, in confronto, Chuck Norris avrebbe fatto la figura dello scemo del villaggio. Un piccolo esercito con un proprio arsenale privato pronto ad agire, ma soprattutto creato nella più evidente illegalità e al di sopra di qualsiasi controllo. Roba da far accapponare la pelle tanto che alla fine, proprio come un brufolo, lo scandalo esplose prepotentemente nel 1989.

All’epoca – per prima cosa – tutti noi venimmo a sapere che per decenni le autorità federali e le forze di polizia cantonali avevano bellamente ficcanasato nelle nostre vite. Furono ritrovati più di 900’000 dossier negli archivi della Confederazione. In pratica, un cittadino su sette, fu controllato e schedato dal nostro governo. E – poi – nel 1990, ad appena un mese di distanza dalle rivelazioni del presidente del consiglio italiano Giulio Andreotti riguardo all’esistenza di Gladio, un’organizzazione clandestina unita alla rete europea, si seppe di un progetto simile anche da noi. Un esercito parallelo parte della cosiddetta operazione “stay-behind”, condotta nel Vecchio Continente nel corso della Guerra Fredda.

Ma torniamo ora al presente. Dopo un’iniziale imbarazzo e lo sgomento suscitato dalla notizia del recente smarrimento, in una successiva nota ufficiale l’Archivio Federale ha dichiarato: “abbiamo controllato e scoperto che il rapporto è ancora in nostro possesso”. A non essere saltati fuori sono però i manuali associati, tuttora irreperibili e sui quali rimane il mistero di dove siano andati a finire, se siano stati distrutti intenzionalmente e perché. Segno evidente di come certe cattive abitudini, a distanza di decenni, rimangano dure a morire. Insabbiare, far sparire, spiare, operare di nascosto. Suvvia, siamo svizzeri, mica scemi!

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