Quando il pacco te lo tira la Posta

Si allarga lo scandalo dei trucchi contabili di AutoPostale. È la conseguenza dell’aver buttato sul mercato le ex-regie federali totalmente allo sbaraglio

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Che quella ragazzaccia della Posta fosse sulla cattiva strada lo si era intuito da tempo. Altro che pacco in buone mani o dinamismo giallo, come cercava di spacciarci certa réclame a buon mercato. Non siamo mica scemi, tanto per ribattere a suon di slogan. Di crepe e di scricchiolii se n’erano già visti a sufficienza da temere il peggio. (leggi qui) E il peggio è puntualmente arrivato. Proprio come una lettera alla Posta. Così il giallo, per somma d’ammonizioni, s’è fatto tanto rosso al punto da andare ben oltre l’imbarazzo o la rabbia.

Siamo al punto che ormai, l’annuncio e la polemica sulla chiusura in tutta la Confederazione di uno sproposito di uffici postali sembrano essere lontani anni luce e, riletti col senno di poi, è facile intuire come dietro a quella proposta, tanto goffa quanto contestata, ci fosse l’evidente necessità di far fronte a tutto lo schifo venuto a galla di questi tempi. Uno scandalo, quello dei trucchi e dei magheggi contabili di AutoPostale, che rischia perfino di buttar giù dalla torre la tanto amata regina Doris Leuthard che, fino all’altro ieri, dall’alto del suo trono difendeva a spada tratta l’operato del Gigante giallo, del suo consiglio d’amministrazione e della direttrice Susanne Ruoff la cui reputazione in questo momento vale più o meno quanto un soldo di cacio.

Nel frattempo la bufera impazza e i dettagli e le rivelazioni che ogni giorno occupano le pagine dei quotidiani e del web, oltre a farci rabbrividire, ci fanno capire come a tirarci il pacco, più che a custodirlo con premura, è stata un’azienda che per modello, nella sua sconsiderata rincorsa all’economia di mercato, aveva l’armata Brancaleone più che un piano di sviluppo e di crescita adeguato ai compiti che un ente di proprietà della Confederazione – e quindi di noi tutti – avrebbe dovuto avere.

Ecco perché da più parti, sempre col senno di poi, ci si chiede ora se non sia il caso di rivedere quanto si è fatto in questi anni di mercato selvaggio, dove tutta una serie di ex-regie federali, e il caso della Posta risulta in questo senso esemplare, sono state buttate in pista come dilettanti allo sbaraglio. Senza che avessero la preparazione necessaria e gli anticorpi per far fronte alle regole che certa economia impone. Cosa che peraltro anche un Baluba qualsiasi avrebbe potuto immaginare. Ragion per cui, scoprire ora che la giovinastra, invece di studiare e dare esami, faceva ben altro al punto di aver perfino falsificato il libretto con i voti, è quasi una liberazione, oltre alla conferma che l’etica non è mica paragonabile al Botox, buono solo per coprire certi antipatici inestetismi.

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