Rimuovere la bandiera del Consiglio d’Europa è rinnegare i valori svizzeri

Il Consiglio d’Europa non ha nulla a che vedere con l’Unione Europea, condividendone solo la bandiera: la partecipazione della Svizzera a tale organismo internazionale ha sempre fornito un valore aggiunto nel campo della lotta per i diritti umani e la tutela delle minoranze.

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Ha fatto discutere la decisione del Municipio di Locarno di non voler più esporre la bandiera del Consiglio d’Europa il 9 maggio, Giornata europea. Il sindaco Alain Scherrer ha infatti dichiarato che “non essendoci alcuna differenza tra la bandiera della Comunità europea e quella del Consiglio d’Europa (…),  il fatto poteva creare pericolose controversie“.

La scelta di Locarno, sebbene apparentemente innocua, può essere invece molto pericolosa. L’ostilità ticinese verso l’Unione Europea, più o meno condivisibile, rischia di oscurare l’importanza del contributo del Consiglio d’Europa alla salvaguardia dei valori svizzeri.

Niente di più sbagliato se si pensa che Consiglio d’Europa e Unione Europea, nonostante condividano bandiera ed inno, sono due istituzioni diverse.

Il Consiglio d’Europa è un’organizzazione intergovernativa nata nel 1949 con l’obiettivo di promuovere la tutela dei diritti umani, lo Stato di diritto e la democrazia. Nell’ambito del Consiglio d’Europa è nata la Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo (CEDU), le cui violazioni vengono sanzionate dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo (Corte EDU), pietra miliare per la tutela dei diritti fondamentali in Europa.

Il Consiglio d’Europa è la prima vera forma di cooperazione politica realizzata dopo gli orrori della Seconda Guerra mondiale, un capolavoro visionario dei padri fondatori Winston Churchill (Regno Unito), Konrad Adenauer (Germania), Paul-Henri Spaak (Belgio), Alcide de Gasperi (Italia), Robert Schuman (Francia), Ernest Bevin (Regno Unito).

La Comunità Europea, in seguito Unione Europea, è invece una organizzazione supergovernativa ispiratasi al modello del Consiglio d’Europa, ma nata per finalità economiche.

Il Consiglio d’Europa non prevede una cessione della sovranità statale. Le sue decisioni consistono in accordi multilaterali tra i Paesi membri, che diventano vincolanti solo se e quando gli stessi decidono di ratificarli. L’Unione Europea, al contrario, ha un sistema di fonti giuridiche che incide sulla sovranità degli Stati membri: i regolamenti, ad esempio, sono immediatamente vincolanti e non richiedono la ratifica. Lo stesso accade con le direttive e le decisioni, che richiedono solamente una legge interna che le recepisca.

I sentimenti della Svizzera nei confronti del Consiglio d’Europa sono sempre stati ambivalenti. La sua creazione nel 1949 suscitò nell’ala più progressista della politica svizzera molto entusiasmo. Denis de Rougemont, neocastellano seguace della corrente federalista europea, la salutò con entusiamo, vedendo in essa il primo passo verso creazione degli Stati Uniti d’Europa. Tuttavia, l’adesione della Svizzera fu rimandata a causa delle perplessità espresse dalla cosiddetta “dottrina Petitpierre”, dal nome del capo della diplomazia svizzera Max Petitpierre, e alla sua interpretazione della neutralità elvetica, che impediva alla Confederazione di far parte di qualsiasi organizzazione internazionale di stampo politico. In seguito la Svizzera procedette gradualmente verso l’adesione firmando diverse convenzioni come ad esempio quella sulla cultura nel 1962 e finalmente il 6 maggio 1963 divenne Stato membro del Consiglio d’Europa.

La partecipazione al Consiglio d’Europa ha portato molti vantaggi al Paese. Ha rafforzato il dialogo sui diritti umani favorendo il riconoscimento del diritto di voto alle donne che, come noto, è avvenuto solo nel 1971.

Soprattutto, è stata la Svizzera ad arricchire il Consiglio d’Europa, perché i valori contenuti nella sua Costituzione sono gli stessi che l’organizzazione tutela e diffonde. Non solo diritti umani, democrazia e stato di diritto, ma anche altri temi sui quali la Svizzera più degli altri Paesi membri è in grado di portare un valore aggiunto: come, ad esempio, la protezione delle minoranze nazionali e delle lingue regionali e minoritarie, la tutela dei dati personali, la lotta alla corruzione, la salvaguardia dei diritti di donne e bambini: sono temi in cui la Svizzera è all’avanguardia e che possono essere meglio sviluppati grazie alla cooperazione internazionale.

La Svizzera è stata promotrice della Convenzione europea contro la tortura, e tramite il suo comitato, visita regolarmente le prigioni e i luoghi di detenzione dei Paesi membri. L’impegno svizzero contro la tortura è importantissimo, se si pensa che vi sono ancora alcuni Paesi, come purtroppo l’Italia, che non hanno ancora nel loro codice penale una norma che la sanzioni.

Pertanto vietare l’esposizione della bandiera del Consiglio d’Europa nelle città elvetiche significa rinnegare i valori dello stesso, che sono anche quelli per i quali la Svizzera si batte da anni, e a cancellare una parte fondamentale della nostra identità.

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