Sanremo al via: i momenti più bizzarri della storia del festival

Dai Placebo che spaccano le chitarre ai brani a sfondo pedofilo, una carrellata di bizzarrie e improbabilità del Festival della Canzone Italiana, al via questa sera per la sessantottesima volta.

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Il Festival di Sanremo, giunto ormai alla sua sessantottesima edizione, è pronto ad iniziare questa sera, con la conduzione di Claudio Baglioni affiancato da Pierfrancesco Favino e dalla “nostra” Michelle Hunzicker. Nel bene e nel male, Sanremo è sempre stata la manifestazione simbolo della cultura nazional-popolare italiana e italofona, un fenomeno di costume ormai consolidato anche al di là dell’aspetto strettamente musicale. Sul palco dell’Ariston (e del teatro del Casinò prima) è successo un po’ di tutto, sono passati personaggi di ogni sorta, si sono consumate favole e tragedie, sono sbocciati grandi talenti musicali e si sono visti incredibili bidoni.

In attesa dell’inizio di questa nuova edizione del festival, proviamo a fare una carrellata delle situazioni e dei momenti più assurdi, incredibili o eclatanti degli ultimi anni, sia per quanto riguarda i brani in gara, sia per quanto riguarda lo show in sé, aiutandoci anche con il blog “Orrore a 33 Giri” che custodisce un discreto archivio di “perle” sanremesi.

Brian Molko dei Placebo che spacca tutto

Edizione 2001, condotta da Raffaella Carrà insieme all’incomprensibile Megan Gale. Arrivano i Placebo, il fenomeno rock del momento, invitati non si sa da quale coraggioso organizzatore e perfettamente ignari di dove stavano andando a cacciarsi. Il leader Brian Molko, palesemente infastidito dal playback imposto (una delle schifezze del Festival), nonché dalla consueta atmosfera di perbenismo borghese, esordisce mostrando il medio dalla telecamera, per poi concludere spaccando la chitarra sugli amplificatori, fra le urla e gli insulti del pubblico scandalizzato, del quale Molko va a raccogliere provocatoriamente gli apprezzamenti esibendosi in un plateale inchino. Tempo dopo dichiarerà: ““Ci sembrava la reazione più adatta, a quel tempo. Eravamo scazzati perchè nessuno ci aveva detto come era il Festival. Ci sembrava di essere finiti in mezzo a una sciarada. A nessuno gliene fregava assolutamente niente di noi. Quando venne il nostro momento, c’erano in platea tutti questi vecchi grassi in giacca e cravatta, con le loro donne in abito da sera. Qualcosa ha fatto click nella mia testa ed è scattata una reazione primordiale.” E meravigliosa, aggiungo.

La protesta dell’orchestra per il secondo posto del trio Pupo – Emanuele Filiberto di Savoia – Canonici

Al festival del 2010, condotto da Antonella Clerici, si presenta un improbabile trio composto da Pupo, lo sconosciuto tenore Luca Canonici,  e nientepopodimeno che Emanuele Filiberto di Savoia, ultimo rampollo della casa regnante in Italia fino al 1946 e banditi dal Paese fino al 2002. Il brano, Italia amore mio, è un insulsa melassa retorica a sfondo nazional-popolare, che sciorina le tre parole care alla Destra, Dio, patria e famiglia, cantato in modo pessimo. A sorpresa, però, il pezzo viene ripescato dopo l’eliminazione, e incredibilmente, grazie al televoto, si piazza al secondo posto. A quel punto, al momento dell’esclusione dell’ottima Malika Ayane (premio della critica, per inciso), scoppia la protesta degli orchestrali, che al grido di “Vergogna!” appallottolano e lanciano sul palco gli spartiti. Si ipotizzeranno, successivamente, truffe e inganni sul televoto, mai tuttavia dimostrate. Una sorta di anticipazione, forse, di certo nazional-populismo che dilagherà da lì a breve.

Le bizzarre accozzaglie di cantanti e non

Sul palco del Festival sono spesso saliti gruppi che definire improbabili è poco: vere e proprie accozzaglie di cantanti e personaggi dello spettacolo, messe insieme per presentare canzoni decisamente assurde pensate solo per le serate della kermesse. Ricordiamo la strampalata ciurma capitata nell’edizione del 1995 da Sabina Guzzanti, che sotto il nome di “La Riserva Indiana”, metteva insieme personaggi come Antonio Ricci (patron di Striscia la Notizia), Mario Capanna, Sandro Curzi, Daria Bignardi, un giovanissimo Nichi Vendola e Milo Manara. O la raccolta di vecchie glorie della musica italiana chiamata Squadra Italia (1994) che comprendeva vere e proprie cariatidi come Nilla Pizzi, Jimmi Fontana, Wilma Goich, Mario Merola e via dicendo. Menzione d’onore al trio di cui sopra (Pupo – Emanuele Filiberto – Canonici) , capace di fregare tutti e non farsi eliminare al volo.

I brani assurdi e improbabili

Il capitolo sulle canzoni decisamente improbabili, goliardiche o bizzarre presentate a Sanremo potrebbe essere potenzialmente infinito. Citeremo solo qualche esempio che emerge dal dimenticatoio a qui certa robaccia viene inevitabilmente confinato. Ci sono le boy-band, come i Ragazzi Italiani e le Lollipop, capaci di esibirsi in inquietanti balletti e clamorose stonature. E poi un Jovanotti d’antan, con capello da cow-boy e la sua pseudo-rockeggiante Vasco nel 1989, lo stesso anno in cui Francesco Salvi presentava la sua Esatto a base di versi di animali. E la rocker sarda Maria Grazia Impero che con Tu con la mia amica, finto rock con hula-hop incluso e look anch’ella da cow-girl, dimostra quanto discutibili possano essere i consigli delle case discografiche. Ma i miei idoli rimangono sempre i Pandemonium, che nel 1979 riescono ad arrivare sul palco di Sanremo presentando una canzone quasi d’amore dal titolo inequivocabile e fonte di grande imbarazzo per la valletta di turno:  Tu fai schifo sempre.

Leo Leandro e l’inno al maniaco pedofilo

Siamo nel 1993, l’anno che segnerà l’esplosione fra i giovani talenti di Laura Pausini. Fra le Nuove Proposte si presenta tale Leo Leandro, probabilmente favorito dal fatto che nessuno si è preoccupato di leggere per bene il testo della sua  Caramella. Già, perché il Leandro, con cappello calato sugli occhi ed espressione libidinosa da vero maniaco, mette in musica esplicitamente l’amore morboso per una minorenne, con frasi inequivocabili come  “Hai sedici anni, ma guarda tu / ormai io li ho passati da un po’ / ma tu mi piaci troppo però /”, e il ritornello degno delle migliori chat da adescatore: “Caramella all’albicocca, guarda che bocca / Caramella alla mora, guarda che bona / Caramella stammi stretta, ma quanta frutta / Ti chiedo un bacio e ti fai brutta / Caramella alla pera, che merendera / Caramella anche alla mela, che seno a pera / Vieni a casa mia stasera / Ma vieni sola, mi ridi in faccia scappi via.”. Un troll pazzesco.

 

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