Scoop: il doppio gioco di MediaTI

Secondo le nostre informazioni, il gruppo MediaTI che controlla, fra gli altri, il Corriere del Ticino e TeleTicino, sta intensificando i rapporti con il gruppo Tamedia-Goldbach e i principali gruppi mediatici italiani per spartirsi i proventi della pubblicità in caso di approvazione dell’iniziativa No Billag

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Come ricorderete, i media controllati dal gruppo MediaTI (il gruppo del Corriere del Ticino con a capo Marcello Foa, per capirci)  hanno sempre mantenuto una linea ambigua durante questa infinita campagna sulla No Billag. Il presidente Filippo Lombardi si è messo alla guida del comitato politico contro l’iniziativa. Corriere del Ticino, TeleTicino, Radio3i e TicinoNews altalenavano allegramente tra il sì e il no, a seconda del vento. Di certo non hanno partecipato attivamente alla campagna contro l’iniziativa come invece hanno fatto Radio Fiume Ticino e la Regione Ticino.

A quanto pare però, in questo atteggiamento bipolare c’è del metodo, e vi spieghiamo quale.

Se la SSR-SRG sparisse l’unico vincitore sarebbe il gruppo mediatico Tamedia-Goldbach (che detiene già una cinquantina di media in tutta la Svizzera ed ha una posizione dominante nella distribuzione dei media elettonici), nato dopo la fusione tra il grande editore e la società che detiene il quasi-monopolio della pubblicità radiotelevisiva. Con ogni probabilità è stato questo gruppo a sostenere la campagna degli iniziativisti con lo scopo di distruggere l’alleanza marketing-pubblicitaria siglata tra Admeira, Swisscom, Ringier e la SSR; un patto che rischia di far traballare la posizione oggi dominante del Gruppo Tamedia-Goldbach.

Il gruppo MediaTI non appartiene al gigante mediatico svizzero tedesco ma sappiamo che i contatti tra MediaTI e Tamedia-Goldbach si sono intensificati parecchio negli ultimi tempi: secondo nostre informazioni MediaTI, (ed in particolare Francesco Parisi, direttore operativo di MediaTI Marketing SA e Alberto Ménsaché, già amministratore delegato di MediaTI Holding e oggi vice presidente di Tele Ticino Sa)  ha sondato il mercato pubblicitario italiano per “essere pronta”, in caso di sparizione della RSI. Come? Emissari del gruppo ticinese hanno proceduto a verificare l’interesse da parte dei principali gruppi mediatici italiani di conquistare non solo il mercato a sud delle Alpi ma in generale quello costituito dal pubblico italofono svizzero.

RAI, Mediaset e La 7, che oggi hanno una discreta fetta del nostro mercato, per ora non ne ricavano nulla. Dopo l’eventuale eliminazione della SSR resterebbero i soli canali televisivi in lingua italiana visibili in Svizzera. Non dedicherebbero certo trasmissioni mirate al nostro territorio come oggi fa la RSI ma potrebbero – grazie alla mediazione di Golbach Tamedia e MediaTi – modificare i pacchetti pubblicitari. Venderebbero dunque ai clienti italiani pacchetti pubblicitari mirati al pubblico confederato. Un pubblico succulento soprattutto per i prodotti di alto standing. La stessa cosa probabilmente Tamedia-Goldbach ha fatto in Germania, Francia e presumibilmente in Austria.  In buona sostanza si spartirebbero la torta vendendo la pubblicità alle nazioni confinanti.

Questo dunque è il tipico atteggiamento dell’avvoltoio che si aggira sulla preda agonizzante. L’uccellaccio, sfortunatamente per lui, non è ancora certo che la vittima morirà. Quindi continua a girare in tondo in attesa di sviluppi. E MediaTI, questo sta facendo. Un po’ difende, e un po’ infierisce per essere certa di continuare a sopravvivere sia in caso di approvazione sia di bocciatura dell’iniziativa. Insomma, dei veri e propri patrioti.

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