Una storia d’Italia utile e necessaria

Dalla guerra partigiana ai primi anni del nuovo millennio, con Valerio Varesi, e con i suoi occhi da «ultimo della classe», si intraprende un viaggio impietoso. Nella notte, magari claudicando, ma si va avanti … . Armati della consapevolezza di questa storia e senza mai dimenticare gli ultimi

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Quel che più colpisce in Valerio Varesi è lo sguardo. Sincero e inequivocabile, animato da un’onestà intellettuale che non teme smentite. Anche a costo di dire cose che fanno male. Senza tergiversazioni ed evitando i silenzi che sono anche loro un modo per non dire certe cose. No, lui le scrive.

Varesi è un parmense che lavora presso la sede bolognese di «Repubblica». La scrittura è il suo pane quotidiano. E’ anche un giallista di chiaro successo: nel suo curriculum ci sono una ventina di noir, tutti ambientati nella nebbia della Bassa Padana. Addirittura è stato il primo scrittore di genere ad aver avuto la traduzione delle sue opere in una serie televisiva, quella del Commissario Soneri interpretato da Luca Barbareschi. Ma non ha ottenuto il successo che avrebbe meritato, almeno non quello roboante di certi suoi colleghi negli ultimi anni, perché lui non è il tipo che sgomita, o cerca di apparire ad ogni costo. E’ umile di suo e della correttezza ha fatto una norma di vita. Come si dice «una bella persona».

Dicevamo del suo sguardo … . Lui veste sempre i panni degli umili e ultimi, il suo occhio parte dal basso. Che sia quello del carcerato in fuga da San Vittore per aggregarsi alle brigate partigiane o quello del giovane che dopo la Liberazione lotta e vive per una società davvero diversa. E un altro che si scontra con la realpolitik del partito, e trova ostacoli nei suoi stessi compagni (a Bologna poi… ). Imperterrito sogna e lotta quotidianamente per i suoi ideali, perfino anteponendo l’idea ai suoi affetti personali e famigliari. Soggiorna a Mosca, poi nell’Africa post-coloniale, perché il sol dell’avvenire resta l’obiettivo che mai deve sbiadire. Invece … ecco il terrorismo a censurare ogni ultimo virgulto ideale. Perché? E perché la «Milano da bere» del sulla carta socialista Craxi non ha lasciato astemi, o quasi, ed ha trovato infimo capolinea nel bunga bunga… ?. Pensare che si era partiti dai «Quaderni del carcere» di Antonio Gramsci.

Storie così, tremende! Vicende singole che diventano collettive, episodi verosimili che fanno i conti con la Storia dalla S maiuscola. Generazioni che non riescono a trasformare la società ma ne vengono avvolte, travolte e sconvolte. L’ultima pubblicazione di Valerio Varesi, «Trilogia di una repubblica», edita da Frassinelli, è la ristampa dei tre romanzi civili pubblicati negli ultimi anni: «La sentenza» del 2011, «Il rivoluzionario» del 2013 e «Lo stato di ebbrezza» del 2015. Con quello che si diceva prima il lettore viene catturato e ammaliato, restandone fortemente toccato. Perché certe pagine fanno davvero male. Eppure  risultano essere necessarie, per non fare come le tre scimmiette che non sentono, non vedono e non parlano. Per meglio capire la realtà odierna. Per reagire.

Dalla guerra partigiana ai primi anni del nuovo millennio, con Valerio Varesi, e con i suoi occhi da «ultimo della classe», si intraprende un viaggio impietoso. Nella notte, magari claudicando, ma si va avanti … . Armati della consapevolezza di questa storia e senza mai dimenticare gli ultimi. Una lettura necessaria. Nelle ultime festività la «Trilogia di una Repubblica» di Valerio Varesi è stato il libro più regalato nelle ultime festività natalizie da chi scrive. Non per dire… .

«Trilogia di una Repubblica», 2017, di Valerio Varesi, ed. Frassinelli, pag. 848

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