Turchi e jihadisti contro i curdi

La Turchia di Erdogan approfitta del conflitto siriano per liberarsi dei curdi. I quali, a loro volta, stringono a sorpresa un accordo con il governo di Assad in funzione anti-turca

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L’offensiva turca in Siria contro i curdi dell’YPG, ipocritamente soprannominata “ramo d’ulivo” stenta a raggiungere i suoi obiettivi. I curdi-siriani del Rojava sono ossi duri anche per il sultano Erdogan e i suoi militari.

Il Rojava, seppur non riconosciuto dal governo siriano, si definisce Kurdistan siriano e rivendica lo statuto di regione autonoma democratica.

Negli anni i combattenti curdi e le loro donne hanno dimostrato alle diverse fazioni di che pasta sono fatti. Non solo il Rojava, ma anche e soprattutto le minoranze yazide irachene, hanno dimostrato che uno Stato del Kurdistan può esistere e che lo può fare con una visione sociale, aperta e democratica. Nella follia di questa guerra in cui numerose fazioni s’incrociano, si legano e si combattono, i curdi stringono, pur turandosi il naso, un accordo con lo Stato di Assad. Il portavoce curdo ci tiene a precisare che però quest’accordo è solo militare e in funzione anti-turca.

I turchi sono invece appoggiati dal sedicente Esercito Libero Siriano, in realtà un’accozzaglia di mercenari con al loro interno combattenti jihadisti già militanti in formazioni vicine ad Al Qaeda finanziati da Ankara. L’Europa si dimostra come al solito pavida nei confronti dell’arrogante presidente turco, limitandosi a tiepide condanne.

Mentre i turchi, dal canto loro, continuano a definire l’YPG (Unità di Protezione Popolare, milizia curda a protezione del Rojava) e PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan, struttura politica e paramilitare curda), delle organizzazioni terroriste e approfittano del conflitto siriano per debellarle.

Illudersi che tutte le fazioni curde vadano d’accordo è pura illusione, è però vero che quest’assurdo conflitto porta ad alleanze inimmaginabili, come quella del dittatore siriano Assad a gruppi ribelli curdi siriani d’ispirazione marxista-leninista, appunto.  L’unica certezza è che in questo bailamme si fatica non tanto a capire quali siano gli interessi in gioco, soprattutto di statunitensi, russi e turchi, quanto il balletto e l’intreccio di alleanze che portano a guerre di antica memoria nella regione, come quella libanese ad esempio.

Insomma, la Storia ci dàuna certezza, e cioè che in Medio Oriente non v’è alcuna certezza.

La nostra speranza è in una possibilità per i curdi, che sono stati scippati del loro Stato nel dopoguerra europeo e si sono visti separati in quattro nazioni distinte. Il Kurdistan esiste, ha una lingua, una cultura e quattro nazioni che lo separano.  Il Kurdistan ha dei bei sogni di democrazia e di uguaglianza. Erdogan dovrà faticare, perché i curdi non hanno più nulla da perdere a parte le loro vite.

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