Turchia, una dittatura di fatto

Dire che oggi la Turchia è una democrazia è come dichiarare che gli elefanti amano i tacchi a spillo.

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Basterebbero decine di migliaia di oppositori finiti in carcere dopo il golpe del 2016, la chiusura di emittenti radio, tv e di testate giornalistiche. Basterebbero le migliaia di magistrati e di docenti accusati di simpatizzare con i golpisti.

Basterebbero le persecuzioni violente nei confronti dei Curdi e gli arresti di parlamentari.

Dire che oggi la Turchia è una democrazia è come dichiarare che gli elefanti amano i tacchi a spillo.

La Turchia ha de facto solo il voto come espressione di democrazia. Un voto che però è viziato da un’informazione in pratica tutta schierata per il governo e che si presta facilmente a brogli.  Basterebbe questo, ma l’apice dell’assurdo, della paranoia e della disonestà del regime gestito da Erdogan è nella storia di Mehmet Altan, figura di spicco nell’ambito economico e politico turco.

Altan rischia tre ergastoli, e li rischia su un’interpretazione dei giudici di una cosa che non ha detto.

Due giorni prima del golpe, Altan, in un dibattito televisivo, metteva in guardia contro una deriva autoritaria del governo, cosa poi puntualmente avvenuta anche a seguito del golpe, che ha dato a Erdogan la scusa per fare fuori tutti gli oppositori o i critici come appunto Mehmet Altan.

Oggi Altan rischia il carcere a vita perché i giudici, ormai prezzolati dal regime, ravvisano nelle sue parole un “messaggio subliminale a sostegno del colpo di Stato”, da lì le accuse di terrorismo e di tentativo di sovvertire lo Stato. Altan prova a difendersi dall’atto di accusa di 247 pagine, dove solo in due viene citato il suo presunto reato, si deve difendere da una procura che lo definisce il “braccio mediatico del tentato putsch”

Mehmet Altan ha detto: “Non ho nulla da nascondere, niente da temere Se sono giudicato e rischio tre ergastoli è perché non ho paura; perché non mi lascio intimidire (…) , perché non sono una penna in vendita, perché non ho mai vacillato nella mia lotta per la libertà, la democrazia e la legge. (….) Ogni passo che ci porta via dalla democrazia e dallo Stato di diritto non farà che aggravare le turbolenze e i pericoli che minacciano la Turchia”.

Non dimentichiamo la Turchia, non dimentichiamo il massacro dei Curdi, non dimentichiamo che stiamo scendendo a patti con un dittatore che è anche un oltranzista religioso. Che l’Europa si renda conto di come è pericoloso sostenerlo solo per avere un cuscinetto tra lei e i migranti o per garantirsi un mercato di 80 milioni di consumatori.

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