Tutti gli uomini di Andrea Pagani

Il nuovo procuratore pubblico ha dichiarato l’intenzione di potenziare la sezione reati finanziari, e di improntare l’organizzazione del suo lavoro all’unità e l’efficienza. Sicuramente un segnale positivo, in un momento in cui è importante dare un chiaro segnale alla finanza spregiudicata.

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Unità ed efficienza. È questo il mantra con il quale il neoeletto procuratore generale Andrea Pagani si è presentato alla stampa e con il quale è intenzionato ad affrontare le sue prime sfide a partire da inizio luglio, cioè da quando prenderà in mano le redini della magistratura ticinese nel passaggio di consegne e di testimone con John Noseda. E se il buongiorno si vede dal mattino chissà cosa scriverà quello “della Domenica” a proposito di queste due paroline d’ordine messe lì, in cima al suo ordine del giorno. Francamente poco importa.

A noi “unità ed efficienza” piacciono assai, soprattutto perché coincidono con le attuali priorità della magistratura ticinese e in linea con quanto ci auguravamo si facesse in quegli ambiti in cui la dea bendata è maggiormente sotto pressione. Così, stando alle prime dichiarazioni del nuovo procuratore in pectore, fra le sue prime mosse ci sarà quella di accorpare l’equipe finanziaria del Ministero Pubblico con gli analisti della sezione reati economici della polizia. Inoltre, nel ventaglio dei buoni propositi, pure la possibilità di potenziare la sezione reati finanziari, un settore ormai da tempo col fiato corto, con l’arrivo di un magistrato dalla sezione reati di polizia.

Insomma, siamo davvero felici nel sentire che si voglia potenziare il reparto reati finanziari, quello dove – per intenderci – girano i milioni, dando così un chiaro segnale alla finanza spregiudicata. Ma non meno importante è il fatto che, dopo gli inevitabili strascichi legati alle polemiche di un’elezione tanto importante quanto incerta qual è stata quella di Andrea Pagani, quest’ultimo si sia adoperato per sottolineare che “una squadra vincente dev’essere unita”. Ecco perché vogliamo sperare che Emanuele Stauffer, esperto di reati economici e finanziari, non sarà come scriveva il nostro Schirm “una spina nel fianco per quella parte di finanza che spesso e volentieri gioca ai confini o oltre della legalità.” (Leggi qui). Ma piuttosto vogliamo immaginarlo come una delle tante frecce nella faretra del nostro buon Pagani. Perché malgrado nell’assessment, nei test ai quale tutti i candidati si sono dovuti sottoporre, sia risultato essere meno brillante di Stauffer, ora spetterà a lui saper gestire i tanti dossier aperti e le sfide per nulla scontate che lo aspettano al varco.

Non a caso lo stesso Schirm sottolineava come “il vero Potere di un procuratore pubblico, e in particolare di un procuratore generale, non sta tanto in quello che fa, ma soprattutto in quello che non fa. Inchieste lasciate strategicamente nei cassetti o neppure avviate, possono cambiare le sorti di un Paese e i destini di molte persone.” Cosa questa che, almeno dalle prime battute, fortunatamente non ci sembra affatto.

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