Un grande romanzo della narrativa ticinese.

«Il tempo di Andrea». Un romanzo che prende alla pancia e alla testa: un condensato di dolore come raramente ci è accaduto leggere.

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Per un autore ticinese è festa grande quando riesce ad essere pubblicato da una grande casa editrice italiana. Un fatto non tanto frequente. Sperando di non dimenticare nessuno citiamo qui Giorgio Orelli, Fabio Pusterla, Giovanni Orelli, Andrea Fazioli, Elvira Dones, Alberto Nessi, Paolo Di Stefano, Enrico Filippini, Giuseppe Curonici, Claudio Nembrini e Stefano Marelli. Negli ultimi anni poi… ecco Maria Rosaria Valentini che, dopo aver stampato presso Gabriele Cappelli editore gli ottimi «Antonia» e «Quattro mele anurche» (2005 e 2010) eccola approdata presso la prestigiosa Sellerio di Palermo. Nel 2016 con «Magnifica» ed ora con «Il tempo di Andrea». Un romanzo che prende alla pancia e alla testa: un condensato di dolore come raramente ci è accaduto leggere. Anche perché, diciamolo subito, Maria Rosaria Valentini non scrive bene, ma benissimo, con una cura farmaceutica delle parole ed una concezione dell’architettura testuale davvero rara: salti di tempo solo apparentemente casuali riuniti da un fil rouge sempre chiaro. Il tutto che va a confluire nella creazione di un Gran Testo.

Ma andiamo con ordine. A tutti i lettori sarà già accaduto di leggere un romanzo imperniato su di una persona ed alla fine ritrovarsi a pensare: «bello, però quel personaggio lì, quel non protagonista avrebbe meritato più spazio, o approfondimento…». Ecco da «Magnifica» questa conclusione giunge a proposito di Andrea, il figlio di Magnifica e Grande Assente in tutto il romanzo. Ora è il suo turno. E, ci ripetiamo, arriva e sbalordisce perché riassume tutti i dolori del mondo. L’inizio è in un ospedale psichiatrico e Andrea, chiamato Silos (un nome che è programma), è incapace di qualsiasi movimento. Nemmeno sa emettere un suono munito di senso e per gli spostamenti sono grossi problemi. Una larva umana. Che però capisce, pur continuando a fare finta di non saperlo fare. Andrea è finito lì perché, quasi morente, è stato raccolto da due ladri improvvisati: l’avevano trovato in un fosso. Lui, due giorni prima, ci era arrivato perché attratto da una specie di calamita dal senso antico. Perché la sua vita era stata stravolta dalla rottura degli affetti con moglie e figlia. Una sofferenza lancinante, un colpo che l’ha devastato in ogni sua cellula. Ed eccolo raccontato in tutti i dettagli in questo calvario laico ma profondo uguale. Con un irrefrenabile bisogno di fuga, dal reale all’irreale fino al surreale: è tutto un rimbalzare in una bolla che fa da limite ma soprattutto scudo. Scene di quotidianità all’ospedale (con i dottori che lo studiano senza accorgersi che è lui a studiare loro) e ricordi di famiglia. «Un limbo», ha confessato nella serata di presentazione al Conservatorio della Svizzera italiana, un limbo caratterizzato dall’assenza degli affetti. E dei giudizi, nemmeno contro la ex-moglie che l’ha sbattuto fuori di casa e gli ha impedito, almeno per un periodo, di vedere l’adorata figlia. La ex-moglie è infatti arrogante perché fragile, sembra di capire. Ma sopra tutto e tutti una ricerca fondamentale, quella sul senso della vita. E quando la letteratura si pone queste domande allora … ci siamo. Eccome !

«Il tempo di Andrea» , di Maria Rosaria Valentini, 2’018, ed. Sellerio, 2018, pag 193, Euro 16,00.

 

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