Il canone comunista ci piace

Intervista a Max Ay del Partito Comunista a proposito della proposta di rendere progressivo il canone radio – tv

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I comunisti, recentemente, nel bailamme della votazione No Billag, hanno avuto un’idea che per loro è ovvia ma che può essere interessante anche ad altri a prescindere dal credo politico. L’ottica marxista, infatti, ha nel suo mantra una verità che dovrebbe essere sempre più chiara: “a ciascuno secondo i suoi bisogni, da ciascuno secondo le sue possibilità”.

Abbiamo sentito Max Ay, segretario politico del partito, per chiedergli lumi sulla proposta comunista di adeguare il canone radiotelevisivo al reddito. Max, è solo utopia o una reale possibilità di riuscire a portare avanti una battaglia del genere?

Il Partito Comunista ritiene che la somma di oltre Fr. 300.–, riscossa anche ai giovani in formazione che non vivono con i genitori, sia iniqua e siamo convinti che si debba renderla progressiva. Questo è il principio su cui invitiamo la sinistra a iniziare perlomeno a discutere. Abbiamo vinto su “No Billag” ma ora dobbiamo assolutamente migliorare la situazione su questo aspetto! Abbiamo quindi ipotizzato di far rientrare il canone radio-tv nelle imposte come avviene in altri Paesi europei. Siamo consci del fatto che non è prassi inserire nelle imposte una cosiddetta “Zwecksteuer” tuttavia qui  si tratta, a nostro avviso, di una scelta politica su come vogliamo finanziare un servizio pubblico ritenuto universale. Utopia? Come tutto all’inizio, ma il principio – liberal-democratico ancora prima che comunista – della progressività credo vada assolutamente tematizzato!

Però ricorda che già quelli come Rocco Cattaneo frignavano per il canone esoso che veniva imposto alla sua azienda. Come si convincono i ricchi?

Credo che la priorità non sia convincere loro: dobbiamo parlare alla maggioranza della popolazione che di certo non vive nel lusso e che è sensibile al discorso dell’equità. E per assurdo è qui che come partiti di sinistra abbiamo perso molto terreno…

Spesso però delle iniziative di cui beneficerebbero la grande maggioranza degli svizzeri, (penso per esempio alla cassa malati unica) vengono bocciate alle urne. Come te lo spieghi?

La destra – bisogna ammetterlo – riesce a fare egemonia anche ben al di là dei settori che sarebbero oggettivamente portati a riconoscersi in essa. Ci vuole pazienza e perseveranza per strapparle il “popolo”, ovvero per costruire la “coscienza di classe”. Va comunque detto che siamo un Paese conservatore ma il popolo svizzero ha anche dimostrato di saper lottare quando si tratta di pensioni, di strapotere dei manager, di servizio pubblico. Da qui bisogna ripartire per ricostruire il senso di comunità, poi con l’esperienza diretta si faranno strada anche le idee della sinistra, ma quest’ultima deve avere meno spocchia: non dico di cadere nel populismo e nel qualunquismo come purtroppo fa qualcuno, ma nemmeno rinchiuderci in una torre d’avorio.

Sempre per restare in tema, e una cassa malati unica con premi in base al reddito? Perché secondo te la sinistra non si coalizza per fare questa proposta?

Su questo tema con noi spalanchi porte aperte! Questa proposta è già stata tentata in passato senza esito positivo, tuttavia ritengo che sarebbe ora di rilanciarla perché in questi circa dieci anni si è visto che le promesse dei partiti borghesi non si sono avverate e ogni anno ci becchiamo un aumento dei premi. La salute per noi è un diritto che in quanto tale non dovrebbe essere in mano ai privati che ci vogliono lucrare sopra.

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