Democrazia à la carte

Democrazia à la carte. Ovvero abusare degli strumenti democratici come arma di ricatto, di intimidazione e infine di sfiducia verso la stessa democrazia.

Di

All’indomani del chiaro NO del popolo svizzero all’abolizione del canone radiotelevisivo, la cordata degli iniziativisti si comporta come se la votazione le avesse dato ragione.  Stessa protervia, stesso atteggiamento spavaldo. L’USAM detta condizioni, Tamedia pubblica sondaggi sulla presunta volontà degli svizzeri di ridurre a 200 franchi l’importo della tassa, Eric Gujer getta veleno dalle pagine della NZZ, e tutto questo ancora prima che abbia inizio la fase di riforma del servizio pubblico.

Questa gente si fa un baffo del comportamento pacato e responsabile dei vertici (e non solo) della SSR, i quali – a fronte di un appoggio popolare che avrebbe potuto scatenare facili euforie – hanno invece preferito da subito iniziare il lavoro di ridiscussione del service public.

Ignorando il fatto che più del 71% degli svizzeri desidera una radiotelevisione pubblica forte.

Posso anche credere che, in un sondaggio, la gente si dica felice di pagare meno per una prestazione. Se facessi un rilevamento dove chiedo se si voglia pagare l’abbonamento completo alla Weltwoche 161 franchi al posto di 322, o 40 franchi al mese per la cassa malati al posto di 400, ritengo il responso scontato.

La realtà dei fatti è però un’altra. In casa “No Billag” tutto è pretesto e pretestuoso. Anche se il canone fosse di 100 franchi all’anno, sarebbe comunque per loro ancora troppo caro.

Ma non è questa la vera preoccupazione degli iniziativisti, o forse qualcuno ha ingenuamente pensato che davvero si fossero mobilitati nell’interesse del portafoglio dei cittadini? Macché. Se così fosse, buona parte della loro area politica sarebbe almeno entrata in materia, quando si trattava di rendere più incisiva la legge federale sui cartelli, contro i prezzi alti in Svizzera.

Per loro è giusto che gli svizzeri paghino prezzi gonfiati da un’economia cartellare, ma ritengono il canone SSR è un furto. Ecco servita la democrazia à la carte!

S’invoca il suffragio diretto, ma quando il popolo non risponde come ci si aspetta, allora lo si “interpreta” o ci si inventa il sondaggio per ribaltare la lettura delle urne.

Democrazia à la carte. Ovvero decidere d’inventarsi una guerra contro il servizio pubblico radiotelevisivo, per tutelare il business di alcuni potenti editori privati. O forse per togliersi dalle scatole un attore mediatico talmente pluralista da apparire sconvenientemente parziale, quando lo si vuole manipolare.

Non m’indigna di certo la pratica del lobbying sotto la cupola di Palazzo Federale. Purché la posta in gioco sia favorevole a buona parte dei cittadini o a una consistente categoria di cittadini. Ma quando si sente aria di strane intese tra politica ed economia a beneficio dei soliti happy few, allora qualche legittimità va pur ridiscussa.

Democrazia à la carte. Ovvero abusare degli strumenti democratici come arma di ricatto, di intimidazione e infine di sfiducia verso la stessa democrazia.

Democrazia à la carte. Ovvero l’uso dell’iniziativa per addirittura indebolire la democrazia … perché questo è precisamente quello che, tra le altre cose, intendeva fare la “no billag”: stralciare ad esempio il diritto (democratico) dei cittadini di rivolgersi, in materia di programmi, presso un’autorità indipendente di ricorso. Detto in altre parole: “me ne infischio del pluralismo: se non ci sono gli estremi penali, mi avvalgo della mia forza mediatica per scrivere, pubblicare e dire ciò che voglio, anche se offendo, discredito, avvilisco o dimentico di ascoltare tutte le parti in causa”. Questo volevano i “No Billag”, abbattendo l’ultimo baluardo di tutela della voce di tutti.

Infine la chicca delle chicche. Il mantra degli iniziativisti: pago solo per ciò che consumo! L’esatto opposto del motto svizzero “unus pro omnibus, omnes pro uno” (uno per tutti, tutti per uno): il fondamento stesso della democrazia elvetica. Un motto che grida solidarietà da ogni sua lettera. La democrazia à la carte riesce a stravolgere pure questa frase, in un modo decisamente freestyle.

Povera democrazia! Servita come menu fisso e imperturbabile non sarà forse un granché, ma quando certe persone e certi movimenti si mettono a proporla à la carte c’è davvero da inorridire. Specialmente se dietro ai fornelli ci metti un capoccia gourmand al posto di uno chef gourmet.

Ti potrebbero interessare: