Il divano che ti fa incazzare

La pubblicità fa da specchio alla società in cui viviamo. Cartina di tornasole e termometro del Far West nel quale ogni tanto ci sembra di vivere o di essere sprofondati, dove, ad avere la meglio, è chi la spara per primo e la spara più grossa. Perché quando un uomo con il fucile incontra un pubblicitario, l’esito non è affatto scontato.

Di

A centrare il bersaglio, prima delle parole e degli slogan, sono le immagini. Funzionano così le campagne pubblicitarie. In questo senso emblematica è quella che qualche genio della comunicazione ha scelto per reclamizzare i divani Leder di Contone. Si tratta dell’immagine di un tizio, ben oltre la soglia della pensione, che, armato di sorriso e un vassoio carico di cibarie, prova a far cambiare “stile di vita”  a una giovane e imbronciata ragazza di colore. Il tutto su di una spiaggia vagamente tropicale dove la bella moretta se ne sta seduta su di un divano color giallo epatite. Mah.

Che la pubblicità giochi su corde che suonano, un po’ come certi fischietti a ultrasuoni, note che vanno ben oltre l’udibile è cosa nota. Spesso i territori battuti dalla réclame ricordano quelli attraversati dagli imbonitori che, sul loro calesse, girovagavano per il selvaggio West vendendo, in cambio di dollari sonanti, dell’insulsa brodaglia alcolica spacciandola per un prodigioso elisir di lunga vita. Correndo peraltro concretamente il rischio di finire alla gogna ricoperti di pece e di piume per avere truffato e rifilato alla propria clientela fantasie scadute invece che scientifiche certezze.

Perciò puntare tutto sull’esistenza di un divano che “ti cambia lo stile di vita” quando invece, al massimo delle sue capacità, può tutt’al più indurti a schiacciare una pennichella davanti alla tivù accesa, è quantomeno rischioso. Ma se poi a puntellare lo slogan ci trovi il becerume di un paio di luoghi comuni illustrati – un bel mix tra sessismo e razzismo – con tanto di divano a far da ciliegina sulla torta, ecco che la cosa finisce per essere solo di cattivo gusto e offensiva. Tanto che vi lasciamo solo immaginare quali possano essere stati i commenti apparsi sui social, riguardo al motto della pubblicità e all’uomo bianco che cerca di sedurre la “bovera negra”.

Così, per fare un po’ di chiarezza riguardo alla cornice all’interno della quale è nata la sciagurata immagine fonte di tanto imbarazzo e fastidio, noi del GAS abbiamo perfino provato a contattare il signor Enea Salsi, titolare dell’azienda che ha il suo showroom a Contone. Giusto per capire come andava interpretata la cosa. Peccato solo che ci abbia rimbalzato, indispettito dalla nostra richiesta, attaccandoci il telefono in faccia. Ecco perché non gli abbiamo potuto chiedere se, per caso, dietro a questa campagna ci sia lo zampino dell’agenzia Ferrise.ch che, oltre a curare la comunicazione dell’azienda di divani, qualche anno fa diventò celebre – ben oltre i confini patri – per l’infelice e offensiva campagna dei ratti frontalieri voluta e finanziata dall’UDC. Chissà.

Quel che però è certo è il fatto che la pubblicità fa da specchio alla società in cui viviamo. Cartina di tornasole e termometro del Far West nel quale ogni tanto ci sembra di vivere o di essere sprofondati, dove, ad avere la meglio, è chi la spara per primo e la spara più grossa. Perché quando un uomo con il fucile incontra un pubblicitario, l’esito non è affatto scontato.

leder

Ti potrebbero interessare: