Firenze culla dell’odio razziale?

Nella città culla del Rinascimento, città d’arte e di cultura, è in atto una palese ed evidente recrudescenza razzista. Un episodio, quello dell’omicidio di Idy, che ha, com’era possibile immaginare, incendiato gli animi. A riprova del fatto che l’equilibrio sul quale si regge la nostra convivenza comune, oltre a essere fragile e precario, non è per nulla scontato.

Di

Quello che vi avevamo inizialmente riferito come un fatto curioso, un episodio di cronaca nera capace di restituirci gli abissi della natura umana, da inscrivere nelle bizzarrie della realtà in grado talvolta di superare di gran lunga la fantasia, è ormai diventato un caso che è andato ben oltre l’episodio in sé. (Leggi qui http://gas.social/2018/03/mi-suicido-no-dai-ti-sparo/)

L’omicidio avvenuto a Firenze di Idy Diene, il cittadino senegalese freddato con sei colpi di pistola su ponte Vespucci da Roberto Pirrone, un sessantacinquenne fiorentino, è un gesto di stampo palesemente razzista. Inizialmente intenzionato a suicidarsi, l’ex-tipografo in pensione, una volta giunto al dunque, si sarebbe reso conto di non esserne capace optando così per l’omicidio. E tra i passanti finiti nel mirino del folle, quest’ultimo, avrebbe scelto di risparmiare i bianchi concentrandosi su Idy, perché nero. A confermalo i filmati di alcune telecamere di sorveglianza.

La storiellina finora raccontata dall’anziano, ovvero che avrebbe deciso all’ultimo istante di sparare al primo che fosse passato per strada – dunque a qualcuno scelto a caso – per essere poi arrestato e portato in carcere, si è sciolta come neve al sole di fronte alle immagini dalle quali invece risulta evidente come fra i tanti passanti, dopo aver inizialmente puntato l’arma su di una donna africana con i figli al seguito, l’omicida abbia poi deciso per il venditore ambulante (con regolare permesso di soggiorno) e stop. Un gesto barbaro e agghiacciante. Un’esecuzione in piena regola, conclusasi con un colpo alla nuca. Così, se inizialmente si era esclusa la matrice razzista, alla luce dello schifo nel frattempo venuto a galla, c’è davvero poco da stupirsi se la protesta e la collera della comunità senegalese non siano tardate a esplodere.    

Nel 2011, sempre a Firenze, un estremista di destra aveva ucciso per strada altre due persone, pure loro senegalesi ben inseriti nella comunità, per il solo fatto di avere il colore della pelle sbagliato. Ora, se accade una volta, sarà pure un caso. Due, una coincidenza. Ma, al terzo omicidio, ci troviamo di fronte a un fatto. Nella città culla del Rinascimento, città d’arte e di cultura, è in atto una palese ed evidente recrudescenza razzista. Un episodio che ha, com’era possibile immaginare, incendiato gli animi. A riprova del fatto che l’equilibrio sul quale si regge la nostra convivenza comune, oltre a essere fragile e precario, non è per nulla scontato.

Poi come al solito, così come sempre accade in questi casi, c’è stato pure qualche imbecille che sui social se l’è presa coi Senegalesi, dando loro degli incivili perché in un momento di rabbia, peraltro legittimo, hanno rotto quattro fioriere quattro nel centro storico della città. Non certo mettendola a fuoco e fiamme come qualcuno avrebbe voluto far credere. Fioriere prontamente ripagate. Con le scuse del rappresentante della comunità africana alla città di Firenze e alla sua Amministrazione per l’accaduto. Per la serie: incivile a chi, maremma maiala lupente rozza sbudellata fatta male in viso e in corpo!?

Ti potrebbero interessare: