ISIS mon amour

In Svizzera romanda il piano di una coppia di aspiranti terroristi islamici finisce male per colpa di una banale lite domestica

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La polizia, a novembre, in Svizzera romanda ha fermato un ventisettenne che si è poi scoperto essere a capo di un gruppo jihadista. Una cellula che si stava dando da fare progettando una nuova strage a Nizza. A rivelarlo è stata ultimamente la NZZ am Sonntag sulla scorta di alcuni documenti confidenziali delle autorità francesi sui quali il domenicale d’oltre Gottardo è riuscita a mettere le mani.

Di terrorismo i giornali ne parlano perché fra i temi che tirano è notoriamente un evergreen. Inoltre nessuno stato, neppure la placida Helvetia, può dormire sugli allori. Il pericolo esiste eccome. C’è da esser sempre vigili. Rapidi e scattanti se la situazione lo richiede. (Leggi qui http://gas.social/2018/01/notte-dinverno-un-terrorista/ ) Proprio come nel caso della vicenda in questione e dei loschi figuri coinvolti, degni di un intero trattato di psicologia clinica dedicato all’aggressività. Oltre che all’idiozia.

Immaginate infatti un bulletto poco più che ventenne in balia degli ormoni, in pieno delirio d’onnipotenza e il cui unico obiettivo nella vita è quello di molestare il prossimo suo come se stesso. Uno che, se avesse potuto, si sarebbe arruolato nell’esercito Klingon. Ma che purtroppo – per cause di forza maggiore – ha dovuto ripiegare su quel che passava il convento: l’ISIS. Bene. Ora dategli un sogno, qualcosa come un attentato con più vittime di quello del 2015 a Parigi. Perfetto. Questo è esattamente il ritratto del giovane apprendista terrorista di Yverdon-Les-Bains che, per caso o quasi, è stato bloccato poco prima che portasse a compimento il suo folle gesto criminale.

Sì, perché ad aver mandato a monte la gita fuori porta dell’allegra combriccola causando l’arresto della mente a capo di tutto, è stata una denuncia per violenza domestica. Per un litigio fra il ragazzotto vodese e la sua fidanzata colombiana pure lei convertitasi all’Islam. I due Bonnie & Clyde nostrani, impazienti di menar le mani e con in corpo una carica esplosiva che quella delle bombe a mano che pensavano di utilizzare nell’attentato era niente, non sono riusciti a non darsele. E anche di “santa ragione”, visto le profonde motivazioni religiose alla base del loro agire.

Due giovani di belle speranze che più che a una famiglia e dei figli, sinceramente, pensavano ad altro. Immaginavano stragi ancora più sanguinarie di quelle viste finora. Perché quando si sogna bisogna farlo in versione extralarge. Era solo per questo che avevano previsto di far deragliare un convoglio passeggeri in Svizzera o di compiere un qualche raid all’interno delle discoteche zeppe di miscredenti in preda ai fumi dell’alcol e della musica del demonio. A rinfrancarci è il fatto che dai documenti francesi risulti come, i due, dopo essersi convertiti al credo di Maometto, avevano contagiato, con il loro entusiasmo per la guerra santa, anche ad altre persone. E non solo giovani. Fra queste pure un militare in pensione. Perché l’aggressività, quella vera, non ha davvero età.

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