La scuola, ma come si è votato?

Consenso trasversale e interpartitico per la riforma “La Scuola che verrà” voluta da Bertoli e la cui sperimentazione è stata approvata lunedi dal Gran Consiglio

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È interessante fare un’analisi del voto del 12 sera in Parlamento, voto che ha sancito perlomeno la partenza della sperimentazione in merito alla “Scuola che verrà”, la riforma di elementari e medie voluta dal ministro Manuele Bertoli.

Probabilmente i suoi promotori, anche solo sei mesi fa, non avrebbero scommesso un soldo bucato sulla possibilità di superare lo scoglio parlamentare.

Invece, a sorpresa, Bertoli e i suoi sono riusciti a catalizzare un movimento che vediamo trasversale. Sono infatti variegati e a macchia di leopardo i sì e i no all’interno dell’emiciclo. A conti fatti, comunque, solo 19 dei 90 granconsiglieri hanno votato contro la riforma nel suo complesso. Pochi, considerato che Lega e Destra – i partiti maggiormente critici – avrebbero potuto raggranellare da soli ben 27 voti contrari.

Bertoli raccoglie compatto il non scontato sostegno del gruppo liberale (tranne Andrea Giudici, sempre profilato all’estrema destra del movimento). Il partito che tradizionalmente deteneva il ministero della scuola sembra essersi convinto della bontà della riforma: Bertoli incamera 19 voti.

Molto più tiepido, anche un po’ a sorpresa, il PPD. A parte purtroppo importanti defezioni e assenze quali Dadò, De Rosa, Pedrazzini, Jelmini e Fonio. A onor del vero, Fonio si è scusato per non aver potuto votare. Solo 9 voti su 17 dunque dal PPD, con 3 astenuti: Ghisolfi, Canepa e Gendotti.

All’estrema sinistra si incamera purtroppo l’astensione di Max Ay, ma a fare ancora più specie è il No di Pronzini, che appoggiava la proposta di Pamini (La Destra), un’idea decisamente destrorsa e prevaricatrice. Si constata come sempre più spesso l’MPS si schieri con la Destra, la Lega o l’UDC.

Compattissimi invece, e non può fare che piacere, socialisti e Verdi, che con 19 voti attorniano con decisione il ministro e la sua nuova idea di scuola.

A sorpresa, la Destra, con 4 assenti al momento del voto (Pinoja, Filippini, Galeazzi e Morisoli) lascia solo Pamini, unico a votare contro la riforma nel suo complesso.

La Lega, anch’essa non proprio granitica stavolta, vota contro nel suo insieme con la defezione di Rückert, Petrini e Michele Guerra (favorevoli), Guerra che obiettivamente nella commissione scolastica pare sia stato sempre attento e possibilista sulla riforma.

Per ultimo col suo votino, Germano Mattei: supponiamo però che al ministro non faccia schifo anche un solo voto di Montagna Viva.

Nella globalità, comunque, un bel po’ di astenuti e consensi che non ci si aspettava. Un Parlamento che sembra, per una volta, capace di superare, come dicevamo, barriere partitiche e preconcetti.

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