“La scuola che verrà” in Parlamento adesso.

Avviata la discussione in Gran Consiglio sulla riforma della scuola voluta da Bertoli, incentrata su una più ampia inclusività e sull’assecondare le inclinazioni degli allievi in modo più personalizzato

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Questa sera in parlamento sta avvenendo la discussione su  “La scuola  che verrà”. Riportiamo parte della “arringa” di Manuele Bertoli, dopo uno scontro che, come diceva Celio, dovrebbe essere fatto a fine della sperimentazione e non all’inizio sulla base di pregiudizi.

“I miei ringraziamenti vanno soprattutto a chi sta fuori a questo emiciclo, Emanuele Berger e il suo gruppo di lavoro, i sottogruppi, diversi che hanno trattato una serie di sottocapitoli di questa riforma più generale. Voglio qui riprendere l’obiettivo della riforma, che oggi spero possa partire.

La riforma vuole migliorare la scuola dell’obbligo con due punti chiave.

Gli allievi sono diversi tra di loro, hanno capacità, vissuti e maturazioni diverse e diversamente vanno seguiti per quello che man mano possono dare, in maniera diversa. Inscatolarli nelle classi non è corretto, se si riesce a seguirli in maniera più personalizzata si fa un favore a loro ma anche a noi, perché più vanno lontano più è anche la collettività a guadagnarci.

Il secondo concetto è quello dell’inclusione in un solo contesto, evitando modelli segregativi, con chi sta di qua e chi di la, anticipando la divisione degli allievi.

Questo non è un modello prettamente socialista, ma un modello della tradizione della nostra scuola, di cui sono fiero, che è la più inclusiva della Svizzera, una Svizzera che anch’essa riconosce alla scuola un’impostazione cantonale.

Tanto che la scuola media è stata introdotta da noi in Ticino nel ‘74, mentre in altri Cantoni esistono ancora due o tre scuole dopo le elementari con ancora il ginnasio.

Non facciamo questo per ragioni ideologiche, ma perché le ricerche ci dicono che l’inclusione dà risultati migliori, non solo di performance ma risultati più vasti, cose difficilmente misurabili ma altrettanto importanti. Portiamoli lontano, i nostri ragazzi, senza sconti e regali, ma insegniamo loro a camminare con le loro gambe.

Qui siamo alla fase di decidere se fare questa sperimentazione. Oggi non si decide della scuola che verrà ma se questa, dopo la sperimentazione, avrà avuto successo.”

Oggi, molti dei detrattori della riforma, se non favorevoli sono però possibilisti. Addirittura la Lega non è compatta nell’avversare questa modifica della scuola che vista più in dettaglio sembra decisamente interessante.

Ora sta al parlamento decidere se la sperimentazione di una delle più importanti riforme scolastiche degli ultimi decenni avrà luogo.

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