L’agonia di Afrin e il genocidio curdo

Prosegue il genocidio dei curdi nell’enclave di Afrin, sotto gli attacchi della Turchia di Erdogan alleata con i jihadisti, e nel silenzio colpevole, se non complice, della comunità internazionale

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Domenica scorsa, dopo oltre 50 giorni dall’inizio dell’operazione militare “Ramoscello d’ulivo”, l’esercito turco e i suoi alleati jihadisti, la peggiore specie di assassini tagliagole, hanno invaso la piccola capitale dell’enclave curda, Afrin, situata nella Siria settentrionale. Dopo oltre 10 giorni di assedio e bombardamenti senza pietà, le forze occupanti hanno issato la bandiera rossa con la mezzaluna.

Nei giorni precedenti all’invasione il potente esercito turco, alleato della NATO, ha continuamente bombardato la zona colpendo anche il principale ospedale della città causando 16 morti, in maggioranza bambini e donne incinte. L’Osservatorio siriano per i diritti umani accusa Ankara di aver interrotto la fornitura di acqua ed elettricità per costringere i civili a fuggire, e di aver usato armi chimiche, tra cui gas tossici.

Il successo del presidente turco si traduce nell’uccisione di 1’500 combattenti curdi e 300 civili, e nell’esodo di circa 200’000 persone. Il paradosso è che Erdogan invade Afrin creando morti e profughi mentre incassa dall’Unione Europea un assegno di 3 miliardi di Euro per gestire l’immigrazione.

Il presidente turco, senza ombra di dubbio un dittatore neoliberista a cui vanno attribuiti numerosi crimini, ha dichiarato pubblicamente di voler estendere l’operazione militare a Manjib per poi arrivare agli altri distretti siriani controllati dai curdi, Kobane compresa. Erdogan, attraverso l’invasione di un territorio autonomo all’interno di una nazione sovrana, si è augurato di “ restituire Afrin ai suoi veri abitanti “.

Ed effettivamente sta portando avanti un progetto di pulizia etnica e genocidio ai danni del popolo curdo.

Afrin in questi 6 anni di guerra siriana, è stata una delle poche zone che ha goduto di relativa pace; molte famiglie sfollate hanno qui trovato rifugio. Ora Erdogan sta realizzando il suo sogno: annettere l’enclave curda, una volta facente parte dell’Impero Ottomano.

Il silenzio della comunità internazionale al riguardo sembra una accettazione delle mire espansionistiche della Turchia. Proprio in questi giorni il popolo curdo dovrebbe festeggiare il proprio capodanno, il “ Newroz”, ma sarà un capodanno amaro, abbandonati come sempre da tutti. Lo scenario attuale rischia comunque di complicarsi molto e di aprire nuovi conflitti tra grandi potenze in un Paese già stremato da 6 anni di guerra civile in cui hanno perso la vita circa mezzo milione di persone.

Infine i curdi si appellano ai governi, ai partiti politici, alle istituzioni e comunità internazionali affinchè Erdogan venga chiamato a rispondere dei crimini commessi contro l’umanità.

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