L’Alabama è in Trentino

Non c’erano bianchi alla fermata? Moreno Salvetti, di anni 41, non ci pensava nemmeno a far salire quelle che per lui, come probabilmente gli hanno insegnato i suoi leader Borghezio o Buonanno, sono scimmie.

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La notizia è recente, ed entra in quel profondo e putrescente solco del razzismo che sta fiorendo e proliferando come una pianta velenosa soprattutto nel nord e centro italia.

Un autista di pullmann pubblici si è rifiutato di arrestarsi a una fermata dove ad aspettare erano solo un gruppo di profughi diretto a Rovereto per frequentare corsi ed attività legate a un progetto di accoglienza ed inserimento.

La cosa si è ripetuta più di una volta. Non c’erano bianchi alla fermata? Moreno Salvetti, di anni 41, non ci pensava nemmeno a far salire quelle che per lui, come probabilmente gli hanno insegnato i suoi leader Borghezio o Buonanno, sono scimmie.

Rovereto si trova nel Trentino, estremo nord della Penisola, una zona passata dall’Austria all’Italia un secolo fa dopo un massacro fratricida perpetratosi tra quelle montagne impietose. Quel Trentino-Alto Adige che oggi con l’Austria purtroppo condivide gli afflati di estrema destra che hanno portato al potere Sebastian Kurz.

Salvetti non è solo un autista, ma è anche consigliere comunale e braccio destro del sindaco (leghista ovviamente) di Avio, paese di poco più di 4’000 anime appoggiato sull’Adige.

Le difese si affastellano rasentando il ridicolo. E di difesa ne ha bisogno questo ominicchio, rischia infatti il licenziamento (anche se siamo certi che mai avverrà), un provvedimento disciplinare e anche un processo. Infatti, la Trentino Trasporti per cui lavora, potrebbe imputargli non solo il danno di immagine ma anche quella più grave di interruzione del pubblico servizio.

La UIL (roba da vergognarsi per un sindacato), in una patetica presa di posizione dichiara che l’autista avrebbe agito in buona fede, perché i migranti alla fermata, ‘sti pirla, non avrebbero fatto cenno all’autista. La Llega poi, e ci stupirebbe il contrario, ha manifestato tutta la sua solidarietà al poveretto.

Una cosa qui però è importante e c’entra poco con la fede politica. Se tu ti occupi di un servizio pubblico, che siano i bus di linea, le poste o altro, non puoi decidere in autonomia cosa fare, sennò un postino puo ritenere che lui a quelli dell’Italia meridionale non recapita più i pacchi. O un poliziotto può decidere chi perseguire e chi no.

Qui, non c’entra se siamo leghisti o comunisti, qui c’entra se uno ha la dignità e la consapevolezza del proprio ruolo pubblico e del servizio che fornisce. Non lasci la gente, solo perché non ti piace, a gelare a una fermata nell’inverno del Trentino.

Questo far west razzista ha sinceramente rotto i coglioni, e scusate il termine. Si comincia così e poi sappiamo bene dove andiamo a finire. Quando l’opinione pubblica è anestetizzata o imbobinata, quando le opposizioni diminuiscono, si fanno strada le leggi razziali.

E a tutti noi, abituati da piccoli o grandi continui episodi, la cosa pare normale.

Un senegalese ucciso a Firenze, 5 immigrati feriti a pistolettate a Macerata, un branco di immigrati lasciati a piedi, uno sporco negro che non fa quello che gli dici.

L’Alabama degli anni ‘50 oggi sta in Italia, vicino a noi. Troppo vicino.

 

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