Le ragazze di via Enghelab

Al momento in Iran centinaia di donne e qualche decina di uomini, di ogni età e ceto sociale, hanno dato vita ad una forma di protesta silenziosa. Si mettono bene in vista  per strade e restano immobili; alcune con il velo, altre senza. Il messaggio è: sono contraria non al velo ma al fatto che nella Repubblica Islamica sia un obbligo e non una libera scelta. Quello a cui stiamo assistendo non è solo una protesta contro il velo o il patriarcato, le donne chiedono a gran voce parità di salari e stipendi versati regolarmente ma anche un freno all’inflazione.

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Parlare di donne e Islam in Iran è complicato, sia perché dal punto di vista occidentale l’Islam è sinonimo di sottomissione, di regressione, di repressione, sia perché l’Iran ha vissuto, nel suo recente passato, una rivoluzione popolare che ha portato all’instaurazione della Repubblica Islamica che, per definizione, implica una serie di valori islamici in netta contraddizione con qualsiasi aspirazione di emancipazione femminile.

Eppure gli ayatollah (simbolo di Dio) devono gran parte di quel potere che oggi li contraddistingue proprio a quelle stesse donne contro le quali si sono accaniti e continuano ad accanirsi tutt’ora.

La discriminazione iraniana è giuridica e politica allo stesso tempo: obbligo del velo ( Hijab ), diritto unilaterale dell’uomo al divorzio, alla poligamia e tutela dei figli, divieto di esercitare la funzione di magistrato o di ricoprire le più alte cariche politiche.

Nonostante tutto, qualcosa sta cambiando; al momento in Iran centinaia di donne e qualche decina di uomini, di ogni età e ceto sociale, hanno dato vita ad una forma di protesta silenziosa. Si mettono bene in vista  per strade e restano immobili; alcune con il velo, altre senza. Il messaggio è: sono contraria non al velo ma al fatto che nella Repubblica Islamica sia un obbligo e non una libera scelta.

Quello a cui stiamo assistendo non è solo una protesta contro il velo o il patriarcato, le donne chiedono a gran voce parità di salari e stipendi versati regolarmente ma anche un freno all’inflazione.

I problemi delle donne iraniane sono le questioni pragmatiche legate al diritto della famiglia (divorzio e la custodia dei figli minori) e al diritto ereditario perché alle donne spetta la metà rispetto ai maschi.

Quindi la battaglia contro l’obbligatorietà del velo rappresenta simbolicamente la lotta contro tutte le ingiustizie civili e sociali a cui la donna è sottoposta. E’ una vera e propria rivoluzione silenziosa e non violenta che si riversa per le strade delle grandi città; queste ragazze vengono chiamate “le ragazze di via Enghelab” (rivoluzione).

Oggi le donne iraniane rappresentano una forza sociale importante e la loro mobilitazione è un’esperienza unica ed esemplare all’interno dell’intero mondo musulmano. Insieme ai giovani e agli intellettuali queste donne stanno provando a scardinare la monoliticità di un sistema che lentamente, ma inesorabilmente, è destinato ad implodere. Almeno questa è la loro speranza, condizione necessaria a un’evoluzione democratica della realtà sociopolitica dell’Iran.

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